Cerignola, 40enne gay si suicida: era vittima di bullismo

Una storia molto triste ma purtroppo reale arriva da Cerignola, paese della Puglia: un uomo di 40 anni omosessuale si è tolto la vita perché vittima di bullismo. Privo dell’appoggio della sua famiglia che anzi, non ha mai accettato la sua natura, Tonino – così era conosciuto in paese Antonio Intellicato – ha deciso di togliersi la vita. E’ successo la scorsa notte quando l’uomo ha ingerito un mix di farmaci che si è rivelato letale. L’intenzione era chiara perché già in passato Tonino aveva più volte tentato il suicidio, stufo e disperato per l’ostruzione della famiglia che aveva deciso di non averci più a che fare in quanto gay. Quattro anni fa l’uomo fu addirittura accoltellato dal fratello minore che voleva punirlo per la sua natura.

Interrogato dalle Forze dell’Ordine, l’uomo dichiarò che il fratello gay rendeva difficile la vita a lui e alla sua famiglia. Insomma una mentalità ristretta e un paese nel quale tutti o quasi non vedevano di buon occhio quest’uomo che per strada veniva spesso deriso e visto in malo modo. E così Antonio Intellicato ha optato per un gesto disperato, quello di togliersi la vita ponendo fine dunque a tutte le sue sofferenze. Letale il cocktail di farmaci ingerito, con i soccorritori del 118 che, una volta arrivati sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo. Proprio sabato scorso 4 luglio, a Foggia, era andata in scena la manifestazione del Puglia Pride, organizzata per puntare i riflettori sui diritti del popolo gay.

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E all’indomani della tragedia che ha visto protagonista il giovane Tonino, il presidente dell’associazione foggiana Changes, Lorenzo Frattarolo, ha voluto rilasciare una dichiarazione per fare sì che la morte di quest’uomo non passi in secondo piano ma che possa essere motivo di riflessione su di un tema ancora oggi così delicato. La somma dei pesi che il suicida di Cerignola ha dovuto sopportare e che già in precedenza lo aveva indotto a tentativi di suicidio, è stata senz’altro aggravata dall’atteggiamento omofobo tenuto nei suoi confronti dalla sua città e dalla sua stessa famiglia. Antonio è ormai al di là di ogni odio e di ogni, ma noi abbiamo il dovere di pensare ai tanti Antonio a cui il nostro pregiudizio, la nostra miopia e la nostra ferocia impongono un calvario simile al suo. Difendiamo l’arcobaleno e la sua gioia.

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