‘Ndrangheta, 50 arresti in Calabria: nuove leve tradite dai social network


in calabria 50 arresti per ndrangheta

50 arresti in Calabria per ‘ndrangheta. Gli arrestati si sarebbero traditi utilizzando i social. L’operazione nel Reggino ha visto fermati le nuove leve che cercavano di conquistare il potere sugli appalti. Alcuni di loro sarebbero anche arrivati a partecipare alle riunioni delle Giunte comunali, al fine di minacciare gli amministratori. Ma ciò che veniva fatto, era anche confermato dai social. Stando alle ultime notizie, erano loro stessi a farsi vanto di questi azioni condividendo post e foto.

‘NDRANGHETA, 50 ARRESTI ULTIME NOTIZIE: TRE PAESI SOTTO ACCUSA

In Calabria sono 50 gli arresti legati alla ‘ndrangheta, tra Brancaleone, Africo e Bruzzano Zeffirio. In questi paesi gli appalti finivano nelle loro mani. Per portare avanti le loro attività hanno anche fatto irruzione in una riunione della Giunta comunale, con lo scopo di minacciare il sindaco e il vicesindaco. Quest’ultimi dovevano assegnare a loro appalti e lavoro. Ciò è accaduto fino al mese di marzo del 2015 nel paese di Brancaleone, dove per anni i capi di ‘ndrangheta, per anni, hanno tenuto ogni attività nelle loro mani. Oggi, però, sono finiti tutti sotto arresto. A portare avanti la richiesta ci hanno pensato il procuratore aggiunto Giuseppe Lombrardo e i pm Simona Ferraiuolo, Francesco Tedesco e Antonio De Bernardo, dopo aver proceduto con le dovute indagini, effettuate dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e del Comando provinciale dei carabinieri.


LA MAGGIOR PARTE DEGLI ARRESTATI SONO GIOVANISSIMI: LE ACCUSE E LE INDAGINI

Questa mattina a finire in carcere è toccato a 32 persone. 7 persone, invece, si ritrovano agli arresti domiciliari. Per altri 11 è stato imposto l’obbligo di dimora. Tutti sono stati accusati di associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza, violenza, minacce, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Il tutto è aggravato dal metodo mafioso. Il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria ha rivelato: “La maggior parte degli arrestati sono giovani, se non giovanissimi. Si sentivano i padroni assoluti e incontrastati”. Questi giovani boss non si limitavano a portare avanti queste attività, ma condividevano, senza alcuna paura, il loro potere. Un investigatore ha dichiarato: “Un modo per autocelebrarsi, ma anche per mandare un messaggio chiaro ai coetanei: qui comandiamo noi”. Ciò, però, è costato davvero caro alle nuove leve. Le foto e i post condivisi su Facebook sono diventate delle vere e proprie prove.

Sappiamo, inoltre, che questa mattina sono stati effettuati sequestri e perquisizioni anche in altre regioni italiane. Stiamo parlando della Lombardia e della Liguria.


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