La denuncia del dottor Mumoli al Corriere: “Tamponi a VIP e non ai medici, discriminazione”

In questi ultimi giorni, dopo la notizia della positività al Covid-19 di alcuni calciatori e personaggi molto noti, la gente “comune” ha iniziato a porsi delle domande. E non perchè queste persone abbiamo avuto modo di fare il tampone ma perchè tutte successivamente hanno comunicati di stare bene, di non aver nessun problema di salute postando anche sui social foto ( tra gli altri Higuain è risultato persino negativo e ha lasciato l’Italia per andare in Argentina a dimostrazione che ha fatto il tampone senza avere dei sintomi). Tutto questo mentre in tv e sui giornali arrivano invece decine e decine di richieste di aiuto da parte di gente comune che ha febbre alta da giorni, tosse, persino polmonite ma che non ha modo di fare il tampone ( in alcuni casi persino con familiari che sono risultati positivi). Ed è per questo che giustamente ci si interroga sul motivo per il quale, alcune persone sembrano aver maggior facilità nel fare il tampone, a differenza di altri.

Lo chiede anche un medico oggi dalle pagine del Corriere della Sera edizione milanese. Se lo chiede perchè molti colleghi in prima linea in ospedale, a contatto per quasi 24 ore giornaliere con pazienti malati, non hanno la possibilità di farlo. E parla di discriminazione.

LA LETTERA DI DENUNCIA DEL DOTTOR MUMOLI AL CORRIERE DELLA SERA

 Il dottor Nicola Mumoli, direttore di Medicina Interna al Fornaroli, ha scritto al Corriere della Sera per fare la sua personale denuncia, la denuncia di un medico in prima linea che non si spiega molte delle cose che stanno succedendo in Lombardia ma in generale in tutta Italia.

Il dottor Mumoli, nel ricordare il grande impegno che i medici ci stanno mettendo in queste giornate complicate in piena emergenza, racconta di una sua collaboratrice che qualche giorno fa ha iniziato a manifestare i sintomi del COVID-19. Le è stato però negato il tampone.

Di fatto solo discriminazione e ipocrisia” scrive il dottore parlando delle belle frasi, degli striscioni, delle parole spese per i medici. A conti fatti, non si manifesta poi quello che dovrebbe essere l’impegno verso chi lotta in prima linea: il diritto sacrosanto a un tampone, per capire se attivare i protocolli. E comprendere perchè calciatori e Vip abbiano possibilità di farlo prima dei medici, resta un mistero tutto da spiegare. “Se si deve scegliere tra un calciatore un medico non ci sono dubbi e ci sentiamo condannati a sparire sotto quella mascherina che indossiamo ogni giorno con grande fierezza esercitando un lavoro che, mai come ora consideriamo un privilegio” ha scritto il dottore nella sua lettera.

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