Il dramma dei genitori di Bianca: oltre 300mila euro spesi per cercare una cura in Messico prima della strage di Pietralata
I viaggi in Messico per cercare una cura per la piccola Bianca e oltre 300mila euro spesi per salvare la bambina: la famiglia non aveva ormai più nulla
Emergono nuovi particolari sulla tragedia di Pietralata, a Roma, dove Luca Abbasciano, Valentina Pambianco e la loro bambina Bianca, di appena cinque anni, sono stati trovati morti nella loro abitazione di via dell’Antracite. Con loro è stato trovato senza vita anche il cane Teo. Mentre proseguono le indagini per ricostruire con precisione la dinamica della strage familiare, i media italiani stanno raccontando gli ultimi anni di vita della coppia e soprattutto la battaglia combattuta per cercare una cura per la piccola Bianca, nata prematura e affetta da una grave paralisi cerebrale.
Una battaglia che avrebbe portato mamma e papà a investire praticamente tutto quello che avevano nella speranza di vedere migliorare le condizioni della figlia. Hanno fatto di tutto per Bianca, hanno forse creduto che ci potesse essere una cura, ma una cura non c’era.
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I viaggi in Messico per cercare una cura per la piccola Bianca
Secondo quanto ricostruito da Repubblica e dal Corriere della Sera, Luca e Valentina sarebbero arrivati fino a Monterrey, in Messico, almeno tre volte, forse quattro per cercare cure per Bianca. Lì avevano riposto le loro speranze nel trattamento proposto dal neuroscienziato José Roberto Trujillo e dalla NeuroCytonix. Il dispositivo utilizzato, chiamato Cytotron o Neurocytotron, viene presentato come un trattamento sperimentale basato sull’impiego di radiofrequenze e campi elettromagnetici. Sulla sua efficacia, tuttavia, sono stati sollevati dubbi in ambito scientifico e il trattamento non risulta approvato dalla Food and Drug Administration statunitense. Per Luca e Valentina quella strada rappresentava però una possibilità alla quale aggrapparsi dopo anni difficilissimi.
Oltre 300mila euro per le cure di Bianca: i sacrifici della famiglia
Il particolare che emerge nelle ultime ore riguarda soprattutto l’enorme sacrificio economico affrontato dalla coppia. Repubblica parla di almeno 300mila euro spesi per i viaggi e i trattamenti in Messico. Feliciana Manna, mamma di una bambina sottoposta allo stesso percorso e diventata amica della famiglia, ha raccontato che un singolo ciclo di terapia poteva costare tra i 70 e gli 80mila euro, ai quali bisognava aggiungere le spese del soggiorno. Luca e Valentina, a differenza di altre famiglie, non avrebbero organizzato raccolte fondi pubbliche: avrebbero utilizzato i propri risparmi e ricevuto aiuti dai familiari.
Secondo le testimonianze raccolte dai giornali, per reperire il denaro necessario qualcuno avrebbe anche venduto delle proprietà. Valentina, inoltre, aveva lasciato il lavoro per potersi occupare completamente della figlia.
La speranza di tornare ancora una volta in Messico
Nonostante i risultati ottenuti con le terapie fossero limitati, Valentina avrebbe continuato a sperare in un nuovo viaggio. L’ultimo ciclo in Messico, secondo le ricostruzioni pubblicate oggi, sarebbe avvenuto tra novembre e gennaio. Ma le disponibilità economiche della famiglia erano ormai drasticamente ridotte. Tra le lettere lasciate prima della tragedia emergerebbe proprio il peso di una situazione diventata insostenibile, insieme alla sensazione di non riuscire più ad affrontare da soli la quotidianità e le necessità della piccola Bianca. Gli investigatori stanno adesso verificando anche questo aspetto e intendono analizzare telefoni, messaggi e contatti della coppia per capire chi li abbia indirizzati verso il percorso messicano e quali prospettive fossero state prospettate loro.
La strage di Pietralata, le indagini continuano: resta da capire chi abbia sparato
Sarebbe però sbagliato trasformare automaticamente le difficoltà economiche o la disabilità di Bianca nell’unica spiegazione di quanto accaduto. La famiglia risultava seguita dai servizi sociali e le indagini devono ancora chiarire molti punti. Nell’appartamento sono state trovate numerose lettere indirizzate ai familiari, diverse delle quali firmate da entrambi i genitori.
Gli investigatori stanno cercando soprattutto di stabilire chi abbia utilizzato la Glock regolarmente detenuta da Luca Abbasciano. Saranno le autopsie, gli esami balistici e lo stub sulle mani dei due adulti a fornire elementi decisivi. Dietro la porta di quella casa resta intanto la storia dolorosissima di due genitori che per anni avevano cercato una strada per Bianca, arrivando dall’altra parte del mondo e spendendo una cifra enorme pur di continuare a sperare. Una speranza che, negli ultimi mesi, si era progressivamente scontrata con una realtà sempre più difficile da sostenere.