Strage familiare a Roma, le lettere lasciate ai parenti prima di morire: “Da soli non ce la facciamo”
Non ce l'hanno fatta, un peso troppo grande per loro, una vita difficile da gestire. Hanno deciso di andare via per sempre: le ultime notizie da Roma dopo la morte di Luca, Valentina della piccola Bianca e del loro amato canel teo
Sono drammatiche le ultime notizie che arrivano da Roma. Una ventina di lettere, i nomi dei familiari scritti sulle buste, le ultime volontà e alcune indicazioni su quello che sarebbe dovuto accadere dopo. È forse questo l’aspetto più doloroso della tragedia avvenuta a Pietralata, a Roma, dove Luca Abbasciano, Valentina Pambianco e la loro bambina Bianca, di appena 5 anni, sono stati trovati morti nella loro abitazione. Insieme a loro è stato ucciso anche Teo, il cane di famiglia. L’ipotesi sulla quale stanno lavorando gli investigatori è quella di un duplice omicidio seguito da suicidio, ma restano ancora diversi punti da chiarire, a partire da chi abbia materialmente utilizzato la pistola.
Roma, la tragedia di Pietralata e il ritrovamento dei corpi
L’allarme è scattato quando i familiari, preoccupati perché da alcuni giorni non riuscivano più a mettersi in contatto con la coppia, hanno chiesto aiuto. Una volta entrati nell‘abitazione di via dell’Antracite, vigili del fuoco e carabinieri si sono trovati davanti a una scena drammatica.
I corpi di Luca Abbasciano, Valentina Pambianco e della piccola Bianca erano nella camera da letto nella loro casa di Roma. Anche il cane Teo era stato raggiunto da un colpo. Nell’abitazione è stata recuperata una Glock regolarmente denunciata per la detenzione in casa. Saranno gli accertamenti medico-legali e soprattutto le perizie balistiche a chiarire la successione degli eventi e a stabilire chi dei due adulti abbia esploso i colpi.
Bianca era affetta da una grave disabilità e necessitava di assistenza continua. La madre aveva lasciato il lavoro proprio per occuparsi a tempo pieno della bambina. La famiglia risultava seguita dai servizi sociali e dalla Asl, ma dalle testimonianze raccolte dopo la tragedia emerge il quadro di due genitori che negli ultimi anni avevano affrontato una situazione estremamente complessa. Avevano cercato soluzioni e cure per Bianca e, secondo alcuni conoscenti, avevano valutato persino la possibilità di rivolgersi a uno specialista in Messico.
Roma, le venti lettere lasciate da Luca e Valentina prima della tragedia
Sono però le lettere trovate all’interno della casa di Roma a rappresentare uno degli elementi centrali dell’inchiesta. Non un unico messaggio scritto nell’immediatezza del gesto, ma, secondo quanto emerso, circa venti lettere destinate a persone diverse.
Sulle buste sarebbero stati indicati i nomi dei familiari ai quali erano rivolte. Nei messaggi Luca e Valentina avrebbero lasciato le loro ultime volontà e istruzioni su come gestire ciò che sarebbe rimasto dopo la loro morte. Un dettaglio che fa pensare agli investigatori a una decisione maturata e organizzata prima della tragedia, anche se spetterà all’inchiesta stabilire esattamente cosa sia accaduto.
Fra i messaggi ce ne sarebbe stato anche uno rivolto a uno dei fratelli di Luca, al quale veniva chiesto di prendersi cura del padre. Poche parole che rendono ancora più drammatica la ricostruzione: mentre pensavano di non avere più una via d’uscita, i due coniugi avrebbero cercato di sistemare ciò che avrebbero lasciato alle loro spalle, affidando ai parenti compiti e volontà.
Il senso complessivo di alcuni degli scritti viene sintetizzato da una frase terribile: “Da soli non ce la facciamo”. Nei messaggi ci sarebbero riferimenti alla condizione della bambina, alla difficoltà di occuparsi quotidianamente di lei e soprattutto alla sensazione di essere soli davanti al futuro.
Le ultime da Roma: la paura del futuro e quel senso di solitudine raccontato nei messaggi
È proprio questo uno degli aspetti sui quali gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza. La famiglia non era formalmente abbandonata: era conosciuta dai servizi territoriali e aveva ricevuto assistenza. Eppure, evidentemente, nella percezione dei due genitori quel sostegno non sarebbe stato sufficiente a cancellare la paura, la fatica e il senso di isolamento.
Secondo quanto riportato da RaiNews, nei biglietti autografi sarebbero emersi riferimenti espliciti proprio alla difficoltà nella gestione della bambina e alla sensazione di non riuscire più ad affrontare la situazione. È stato inoltre riferito che uno dei genitori soffriva di depressione. Anche questo elemento dovrà essere inserito nel quadro complessivo dagli inquirenti senza arrivare a conclusioni premature.
Resta inoltre da verificare se negli ultimi tempi fossero emerse ulteriori difficoltà. Gli investigatori stanno effettuando accertamenti anche sulla situazione economica della famiglia, ma al momento non è stato stabilito che problemi finanziari abbiano avuto un ruolo nella tragedia.
Il presidente del IV Municipio di Roma Massimiliano Umberti e la vicepresidente Annarita Leobruni hanno ricordato che la famiglia era seguita dai servizi sociali e che Bianca frequentava uno dei nidi del territorio. Nelle loro parole emerge una domanda dolorosa: se, nonostante gli interventi messi in campo, si sarebbe potuto comprendere prima la profondità della disperazione vissuta in quella casa.
Le lettere potrebbero aiutare a capire cosa è successo davvero
Per questo motivo l’analisi completa delle lettere assume un’importanza fondamentale. Non soltanto perché potrebbe confermare l’ipotesi di una decisione condivisa dai due adulti, ma perché quei fogli potrebbero permettere agli investigatori di ricostruire gli ultimi giorni della famiglia e le ragioni che hanno preceduto la strage.
Al momento bisogna distinguere ciò che emerge dagli scritti dalle conclusioni definitive dell’inchiesta. È ancora da stabilire chi abbia sparato a Bianca e al cane Teo, chi abbia ucciso l’altro coniuge e chi, infine, abbia rivolto l’arma contro se stesso. Autopsie, esami balistici e analisi della pistola dovranno fornire risposte.
Quello che emerge con forza dalle prime ricostruzioni è invece il senso di un futuro diventato, agli occhi dei due genitori, impossibile da affrontare. Le lettere lasciate ai familiari sembrano raccontare proprio questo: la volontà di salutare le persone care, affidare loro ciò che restava e spiegare una scelta estrema che ha coinvolto anche una bambina di cinque anni. Una decisione che resta un atto di violenza nei confronti della piccola Bianca e che oggi gli investigatori devono ricostruire senza lasciare spazio a supposizioni o facili spiegazioni.