Il coronavirus e i wet market cinesi: da Le Iene viaggio alla scoperta di un mondo illegale e pericoloso


Il coronavirus è nato in un laboratorio di Wuhan e non è stato possibile in nessun modo controllarlo? E’ la tesi che viene sostenuta da molti, in tutto il mondo. E’ una tesi sulla quale anche negli Usa si è lavorato senza però trovare nessuna prova e nessuna evidenza scientifica che sia successo. E’ molto più probabile, come spiegano illustri scienziati, divulgatori, medici ed esperti, che tutto, anche questa volta, sia nato in un wet market come del resto era successo anche nel 2002 quando da un’altra zona della Cina si era diffusa la SARS. E lo stesso era successo 7 anni fa in Africa, con la MERS. Ma erano due posti troppo lontani, in occidente era successo ben poco tanto da sensibilizzare su un tema così complesso come quello dei mercati in cui si vendono animali selvatici vivi ammassati, fatti a pezzi senza un minimo di norme igienico sanitarie.

IL COVID 19 DAL WET MARKET DI WUHAN AL MONDO INTERO

In questi mercati, dove spesso non c’è neppure la corrente elettrica e quindi la possibilità di avere dei freezer o altro, gli animali continuano a essere trucidati per finire poi sulle tavole di pochi eletti. E’ una strage silenziosa, forse neppure troppo, come quella dei poveri pangolini. Vendere nei wet market questi animali è illegale, come racconta nel servizio de Le Iene Gaston Zama e il suo ospite, che da anni cerca di fermare questi traffici illeciti. Nonostante tutto si continua a farlo: vengono tenuti nascosti nel retro per poi finire nelle zuppe di chi può permettersi di pagare cifre assurde per averli. Sarebbe stato proprio un pangolino, infettato da un pipistrello, a portare il virus nell’uomo. Da Wuan non hanno mai potuto negare che i primi contagi certi sono arrivati proprio dal mercato. Gente che lavorava lì è stata contagiata e fermare l’epidemia non è stato più possibile.

Questa volta però il virus ha infettato quasi 3 milioni di persone, sono morte solo in italia più di 23 mila persone, altrettante in Sogna, quattro volte tanto negli Usa. Il tema è quindi caldo e la Cina deve essere chiamata ad assumersi la sua responsabilità. Non è un caso che due settimane fa per la prima volta si sia arrivati a una scelta storica per il governo comunista, quello di far rientrare i cani e i gatti nella categoria di animali domestici, e quindi animali che non possono essere mangiati. Una svolta storica, arrivata nel 2020 che è un inizio verso quello che si spera porterà anche alla chiusura definitiva dei wer market.

Fermare questi traffici dall’Africa, da altri stati asiatici, dall’America del Sud è possibile ma bisogna volerlo. Servono leggi serie e serve anche un drastico cambiamento nelle tradizioni e nel modo di essere. Serve perchè stiamo distruggendo questo pianeta pensando di poter fare quello che vogliamo della flora e della fauna non rendendoci conto che tutto questo, ci sta distruggendo, come è successo con il coronavirus, capace di bloccarci nelle nostre case, per oltre due mesi.

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