Aumento prezzo sigarette: sui 10 cent decidono le marche produttrici. Ecco le novità sui rincari


Moltissimi italiani stanno cercando, in questi giorni, notizie circa l’aumento del prezzo delle sigarette. Da molto tempo circolano varie voci e i fumatori sono preoccupati di dover subire un altro salasso. Questo articolo punta a chiarire i cambiamenti in atto, così da fornire ai lettori le spiegazioni sulle decisioni che stabiliscono i prezzi dei pacchetti di bionde.

Aumento prezzo sigarette: quanto

Il costo di un pacchetto di sigarette potrebbe aumentare di circa 10 centesimi di euro rispetto a prima, ma la cifra esatta non dipende dallo stato, bensì dal produttore. Il governo ha deciso di aumentare le accise per sigari, sigarette e tabacco destinato alle bionde fai da te. Questo porta all’aumento del prezzo delle sigarette, variabile tra i diversi brand presenti in commercio. Un calcolo approssimativo indica che le sigarette vendute da aziende di livello basso e medio potrebbero subire un incremento di 11 o 12 centesimi di euro, mentre la fascia elevata conterrebbe l’innalzamento del prezzo a 8 o 9 centesimi. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, tuttavia, prevede che i 10 centesimi corrispondano all’aumento di prezzo delle sigarette più alto. Mediamente, stando alle circolari emesse dall’Agenzia Dogane e Monopoli, i prezzi sono saliti di 10 euro al chilogrammo per molte delle marche in commercio.

Aumento prezzo sigarette ultime notizie

Lo scorso giugno, il giorno 19 per la precisione, sono scattati gli aumenti, previsti dalla manovra finanziaria approvata dal Senato all’inizio dello stesso mese.

Da luglio sono così iniziate le variazioni sui costi al dettaglio delle bionde. L’aumento del prezzo delle sigarette scaturisce dall’aumento delle accise sui tabaccai, ripartire tra i vari prodotti del settore. Il fatto che l’innalzamento sia stato graduale è dovuto al fatto che la decisione di far ricadere interamente le accise sui consumatori è stata presa dai produttori. Sono loro che, entro certi limiti, applicano o meno un ricarico per recuperare i costi imposti dallo Stato. Con l’aumento del prezzo delle sigarette, secondo le ultime notizie, l’aliquota sulle sigarette ha subito un incremento di 0,4 punti percentuali, ovvero di un importo inferiore a quello previsto dalla riforma: 0,5%.

Prima le accise ammontavano al 58,70%, mentre ora toccano il 59,10%. L’aumento del prezzo delle sigarette è l’ennesimo, ma questa volta l’Erario potrà aggiungere alle proprie casse 83 milioni di euro per l’anno in corso e 125 milioni di euro per il 2018. I fumatori, però, sembrano non prendere la spesa come un incentivo utile a smettere di usare sigarette e tabacco. C’è invece il rischio che i consumatori si rivolgano al mercato illegale, con un risparmio netto per loro e con la diffusione del commercio illecito.

Aumento prezzo sigarette serve a smettere di fumare

Recentemente la Francia ha dato il via libera a un considerevole aumento del prezzo delle sigarette. Un pacchetto si acquistava con 6,75 euro, ma ora ne servono 10. Naturalmente si riferisce alla media tra le diverse marche presenti in commercio. L’innalzamento delle accise di oltre 3 euro è stato promosso dal ministro della salute d’oltralpe e ha visto il parere positivo da parte del premier e del presidente Macron. Le aziende produttrici non hanno potuto opporsi e hanno presentato un’istanza per dilazionare l’incremento delle accise nel tempo. In effetti tale aumento del prezzo delle sigarette serve per smettere di fumare, e il primo approccio sembrerebbe essere quello di una riduzione di consumi, a cui si abbinerebbe comunque una buona prospettiva per le casse pubbliche. Il problema, però, è che gli acquirenti hanno un’alternativa: l’illegalità. Secondo alcuni studi condotti da Kpmg, il 30% delle sigarette non viene venduto dalle tabaccherie. L’aumento del prezzo delle sigarette non porta, al momento, l’esito sperato dai medici e dai responsabili dei dicasteri della salute di Francia, Italia e altri Paesi.

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