Riforma pensioni 2019 ultime notizie: sono stati tagliati gli assegni medi?


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Quali saranno le novità dal punto di vista pensionistico per il nuovo anno? Solo pochi giorni ci separano dall’arrivo del 2019 e ancora non si hanno notizie certe riguardo la riforma delle pensioni. E così, a pochi giorni dal Decreto che renderà note nel dettaglio le caratteristiche del pacchetto pensioni, si parla di un possibile taglio agli assegni medi. Potrebbero essere penalizzati i pensionati di fascia media. Il taglio degli assegni pensionistici, stando a quanto emerso, potrebbe riguardare le pensioni che superano i 1.500 euro. Scopriamo quello che c’è da sapere al riguardo e se questo taglio ci sarà davvero.

RIFORMA PENSIONI ULTIME NOTIZIE, IL TAGLIO AGLI ASSEGNI MEDI NON PIACE AI SINDACATI: COSA SUCCEDERA’?

La riforma delle pensioni 2019, come dichiarato dagli esponenti del Governo, vuole essere un superamento alla Legge Fornero. Non solo, perché con il pacchetto pensioni si vuole anche aiutare la popolazione italiana così da far ripartire l’economia. Pare però che potrebbero essere penalizzati i pensionati di fascia media. Secondo quanto emerso, i tagli riguarderanno gli assegni che superano i 1.500 euro.

A parlare di questi tagli è Fabio Osti della Uil pensionati di Rovigo e Padova. Ha riferito che il taglio sarebbe addirittura doppio. Osti ha detto che “vengono decurtate le pensioni oltre i 1.500 euro“, e secondo i calcoli “le pensioni medie che ricevono 2.000, 2.200 euro lorde al mese, ci rimetteranno 170 euro all’anno“. Più aumenta l’importo dell’assegno pensionistico, e maggiori sono i tagli. Il risultato di questo è una penalizzazione economica di chi percepisce una pensione media.

I sindacati dunque rilevano il problema che non sarebbe l’unico riguardo la riforma delle pensioni che sarà in vigore già dal 2019. Secondo Osti, il Governo M5S-Lega, in riferimento all’indicizzazione delle pensioni, sta procedendo senza tenere conto delle trattative avvenute con il precedente esecutivo. Dunque la discussione già avvenuta con i sindacati, sarebbe stata totalmente azzerata. Il documento predisposto conteneva una ridefinizione dell’indicizzazione delle pensioni. Il Governo giallo-verde non avrebbe tenuto conto della discussione al riguardo, rifiutando, secondo Fabio Osti, il rapporto con il sindacato. Dunque sono previste delle proteste.

Intanto si ricorda che la riforma delle pensioni conterrà anche misure che invece piacciono ai cittadini. Una di queste è la quota 100 che consente l’uscita dal lavoro a coloro che raggiungono due requisiti minimi: 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. Non è chiaro se invece verrà prorogata l’opzione donna, che prevede l’uscita dal mondo del lavoro delle lavoratrici con 58 anni di età e 35 di contributi (59 anni di età per le autonome). Non ci resta che attendere i giorni che ci separano dal 2019 per scoprire cosa accadrà.

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