Riforma pensioni 2019, quali sono le vie d’uscita per i lavoratori


riforma pensioni

L’approvazione del Decreto contenente la riforma delle pensioni attiva a partire dal 2019, introduce diverse novità. Ci sono però anche conferme derivanti dal “vecchio” sistema. I lavoratori che hanno raggiunto una certa età potrebbero chiedersi quando e come possono andare in pensione con le nuove regole. Oggi facciamo il punto della situazione prendendo in considerazione il sistema che emerge a seguito della nuova riforma delle pensioni.

RIFORMA PENSIONI 2019, QUALI SONO LE VIE D’USCITA PER I LAVORATORI

QUOTA 100 – E’ la vera novità della riforma pensioni e consente di lasciare il lavoro a 62 anni con 38 anni di contributi. I tempi di uscita sono differenziati per lavoratori pubblici e privati. Per i primi le finestre sono di 6 mesi, per i secondi di 3 mesi. Per sapere tutto sulla quota 100, clicca qui

OPZIONE DONNA – Si può lasciare il lavoro con 35 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 2018. La misura è riservata alle lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1960 e alle autonome che sono nate entro il 31 dicembre 1959. Per le prime la pensione decorre dopo 12 mesi, per le seconde dopo 18 mesi dal momento in cui si raggiungono i requisiti.

PENSIONE ANTICIPATA – La riforma pensioni ha bloccato l’adeguamento all’aspettativa di vita per questa opzione. Dunque gli uomini possono lasciare il lavoro con 42 anni e 10 mesi di contributi e le donne con 41 anni e 10 mesi. Una volta maturati i requisiti, devono passare tre mesi per poter lasciare il lavoro. 

PENSIONE DI VECCHIAIA – Tra le vie d’uscita previste dal sistema pensionistico troviamo la pensione di vecchiaia. I requisiti necessari per lasciare il lavoro sono 67 anni di età e 20 anni di contributi versati. Non è previsto l’adeguamento all’aspettativa di vita di 5 mesi per lavori gravosi, usuranti e notturni. Chi svolge attività del genere può lasciare a 66 anni e 7 mesi con 30 anni di contributi.

PENSIONE DI VECCHIAIA CONTRIBUTIVA – Si può lasciare il lavoro a 71 anni di età con 5 anni di contributi. E’ un’alternativa riservata a chi rientra nel sistema contributivo con il quale si effettua il calcolo dell’assegno. Dunque è destinata a chi ha iniziato a lavorare dopo la date del 1° gennaio 1996.

QUOTA 41 – Si può lasciare il lavoro con 41 anni di contributi versati. La misura p riservata ai lavoratori precoci. Si tratta di coloro che hanno lavorato per almeno 12 mesi prima dei 19 anni di età. Devono rientrare nelle categorie lavori usuranti, cargivers, invalidi al 74%, disoccupati. Le finestre di uscita sono trimestrali.

PENSIONE INVALIDI 80% – Chi ha un’invalidità pari o superiore all’80%, che ha versato contributi prima del 1°gennaio 1996, può lasciare il lavoro a 61 anni, per gli uomini, e 56 anni, per le donne. Sono necessari 20 anni di contributi, ma chi ha maturato contributi entro il 31 dicembre 1992, può avvalersi anche di 15 anni di contribuzione. 

DEROGA AMATO – Con la Legge Amato 503/1992, si può maturare la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi se questi sono stati maturati entro il 31 dicembre 1992.

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