Pensioni, quota 100 abolita dal Pd per risparmiare? Ecco cosa sta succedendo


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La riforma delle pensioni è tra i temi più discussi dal Governo e dai sindacati, e in particolare si cerca di comprendere il futuro della quota 100. Il Pd non ha mai nascosto di non amare particolarmente questa misura, e la sua abolizione potrebbe essere la soluzione a molti problemi. Ma cosa accadrà realmente nel 2020 alla quota 100? In considerazione delle riluttanze del Partito Democratico, almeno in parte, e dei renziani, dunque la questione relativa all’uscita anticipata dal lavoro a 62 anni di età con 38 anni di contributi può dirsi tutt’altro che superata. Ma veramente la misura è a rischio? Vediamo quali sono le ultime notizie sulla quota 100.

PENSIONI QUOTA 100 ULTIME NOTIZIE: PER IL PD E I RENZIANI VA ABOLITA

La misura delle pensioni quota 100 è stata introdotta dal precedente Governo M5S-Lega, ma non ha mai incontrato il favore del Pd e dei renziani. Infatti non sembra essere per loro la soluzione migliore al fine di risolvere il problema relativo alle pensioni. A parlarne è stato Tommaso Nannincini (Pd), il quale ha detto che far arrivare la quota 100 al 2021 è esemplificativo di una “politica da struzzi e non da giraffe“. Ha inoltre affermato di aver già presentato al Senato un progetto al fine di intervenire sulle pensioni. Questo riguarda “misure urgenti per la flessibilità e l’equità intergenerazionale del sistema previdenziale“.


Ma non finisce qui, perché anche e soprattutto i renziani non sono a favore della quota 100 che dovrebbe essere abolita. A dirlo è stato Luigi Marattin, il quale ha definito tale misura come “un errore“, e per questo dovrebbe essere “cancellata“. Infatti, per le persone che versano in condizioni difficili, è già presente l’Ape social e su questa si dovrebbe puntare, rendendola strutturale oltre a prorogarla.

Ma perché parte del Pd e i renziani vogliono dire addio alle pensioni quota 100? Ovviamente il primo obiettivo è quello di recuperare risorse necessarie ad attuare altre riforme. Il problema è che la misura voluta dalla Lega, secondo Marattin, penalizza i giovani, “crea disparità” e inoltre è molto costosa. Le disparità riguardano soprattutto il genere, perché le donne sono palesemente penalizzate dai requisiti di accesso. A essere penalizzati sarebbero però anche gli uomini. Infatti, chi raggiunge i requisiti necessari entro il mese di dicembre 2021 può lasciare il lavoro. I lavoratori che sono nati pochi giorni dopo, ma nel 2022, devono aspettare invece fino a 5 anni.

Intanto, nonostante i pareri discordanti, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, e il ministro del Lavoro Anna Catalfo continuano ad affermare che quota 100 rimarrà fino al 2021. Ma si può davvero cantare vittoria?


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