Pensioni quota 100 ultime notizie, addio alla misura: come cambia?


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Pensioni quota 100 ultime notizie: come cambia la misura prima e dopo del termine della sperimentazione? Nella Legge di Bilancio 2020 non sono presenti modifiche a questa misura introdotta dal Governo M5S-Lega ma a quanto pare non è detta l’ultima parola perché ci sono forze politiche che sono decisamente contrarie. La quota 100 consente di lasciare il lavoro a 62 anni di età con 38 anni di contributi versati. La scadenza della sperimentazione è prevista per il 31 dicembre 2021, ma cosa succederà dopo? Il rischio è quello di tornare alla Legge Fornero e che dunque ci possa essere uno scalone di cinque anni per coloro che raggiungerebbero i requisiti in una data successiva. Per questo è già stata annunciata dal Governo la volontà di studiare una soluzione idonea e di voler mettere mano al sistema pensionistico per superare la Legge Fornero e garantire flessibilità in uscita. Ma quota 100, in attesa della sua scadenza naturale, cambierà? Scopriamo le ipotesi plausibili per modificare tale misura.

Pensioni quota 100 addio? Ecco come potrebbe cambiare la misura

Il Cnel, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, si dovrà occupare del tavolo tecnico tra Governo e parti sociali al fine di trovare una soluzione per il dopo quota 100. A quanto pare la misura non verrà toccata e rimarrà così com’è fino alla fine del 2021. Bisogna perciò trovare un modo per superare lo scalone di cinque anni.

La prima ipotesi plausibile è quella di innalzare il requisito anagrafico, portandolo a 64 anni di età con 38 anni di contributi versati. Inoltre si potrebbe prevedere un calcolo dell’assegno esclusivamente contributivo, come avviene con l’opzione donna.

Dall’Inps è invece arrivata la proposta di prevedere una scala relativa al grado di gravosità dei lavori svolti, così da rendere il sistema equo per tutti. Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, ha parlato dunque di coefficienti di gravosità, una sorta di sistema a punti che tenga conto di vari aspetti dell’attività svolta.

Sta di fatto che il sistema così com’è non funziona perché, anche con la quota 100, sono molte le categorie di lavoratori svantaggiate. Parliamo per esempio delle donne. Infatti in molte non rientrano nei requisiti per la quota 100 a causa delle carriere discontinue dovute soprattutto all’onere della crescita dei propri figli. I sindacati da tempo chiedono il riconoscimento del lavoro di cura svolto dalle lavoratrici nel calcolo degli anni di contributi.

Insomma, il lavoro da fare è molto complesso e il 2020 sarà un anno sicuramente decisivo per quanto riguarda le pensioni. Non ci resta che attendere ulteriori aggiornamenti al riguardo.

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