Pensioni anticipate 2022: Opzione per tutti ma con taglio sull’assegno

Pensioni anticipate 2022: Opzione per tutti ma con taglio sull'assegno

Il tema delle pensioni anticipate 2022 continua a tenere banco soprattutto alla luce delle ultime indiscrezioni sull’Opzione per tutti che sarebbe attualmente sul tavolo di lavoro del Governo. L’obiettivo, da parte di Draghi e del suo staff, è quello di contenere i costi dopo l’addio a Quota 100. E allora l’Opzione per tutti potrebbe essere una strada da percorrere con successo, da parte del Governo, che darebbe la possibilità ai lavoratori di guadagnare anzitempo la pensione ma a condizioni ben precise e molto poco favorevoli (per i lavoratori).

Ma in che cosa consiste esattamente l’Opzione per tutti? E quali sarebbero le condizioni da accettare per poter smettere anzi tempo di lavorare? Facciamo il punto in attesa che la Riforma Pensioni 2022 venga ufficializzata.

Pensioni anticipate 2022: Opzione per tutti ma con taglio sull’assegno

L’Opzione per tutti sembra essere l’alternativa più concreta a Quota 100 che sarà definitivamente cancellata al 31 dicembre 2021. Darebbe la possibilità di andare in pensione in anticipo (62-63 anni) “accontentandosi” però di un assegno calcolato con il sistema contributivo: ogni pensionato riceverebbe dunque quello che ha versato nella sua vita lavorativa. In questo modo il Governo potrebbe garantire flessibilità in uscita come chiedono i Sindacati ma allo stesso tempo risparmiare soldi e non vedersi svuotare le sue casse.

Opzione per tutti, quanto sarebbe il taglio sull’assegno? 

Proprio in virtù di un cospicuo taglio sull’assegno dei lavoratori, i Sindacati stanno già dimostrando la loro reticenza rispetto a una soluzione che sarebbe favorevole solo per lo Stato. Ma quale importo ciascun lavoratore andrebbe a perdere nel caso dell’attuazione dell’Opzione per tutti? Difficile dire con certezza a quanto ammonterebbe il taglio ma secondo alcune simulazioni si potrebbe arrivare in media al 13% del totale. Insomma una decurtazione decisamente elevata che andrebbe a penalizzare i lavoratori.

Resta in piedi anche la soluzione proposta dall’Inps della doppia quota che prevede l’iniziale liquidazione della sola quota contributiva dell’assegno fino al raggiungimento dei 67 anni ovvero alla maturazione della pensione piena. Anche in questo caso, però, i vantaggi per i lavoratori non sembrerebbero essere così evidenti.

Mugugnano i Sindacati che nei mesi scorsi avevano caldeggiato la Quota 41 per tutti che avrebbe consentito di andare in pensione indipendentemente dall’età al raggiungimento dei 41 anni di contribuiti versati. Ipotesi poco favorevole per lo Stato che infatti, dopo una fase di temporeggiamento, l’ha accantonata definitivamente ad appannaggio di soluzioni per lui decisamente più vantaggiose.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.