Lo strazio di mamma Silvia dopo la morte di Marco: “Nessuno ci ha aiutati”

Possono bastare 100 metri a separare un orco dalle sue vittime? Può bastare un foglio di carta per sconfiggere il mostro? L’ennesima storia di violenza ci dimostra che non serve a nulla e, le parole di mamma Silvia, dopo la morte del suo piccolo angelo, sono ancora una volta un segnale di allarme. Non stiamo facendo le cose nel modo giusto, questo è chiaro. Se lo avessimo fatto un bambino di 11 anni non sarebbe morto soffocato dal fumo di un incendio che suo padre ha appiccato in casa solo per vendicarsi di una moglie che, stanca delle continue violenze, lo aveva lasciato. Non stiamo facendo la cosa giusta se questo padre aveva ancora le chiavi di casa perchè nessuno aveva dato l’autorizzazione a cambiare la serratura. Oggi mamma Silvia denuncia: nessuno ha capito la gravità del pericolo. Eppure sia lei che i suoi figli erano finiti in ospedale, pestati da un uomo che era diventato un orco, o forse lo era sempre stato.

GIANFRANCO ZANI METTE FUOCO ALLA SUA CASA E UCCIDE SUO FIGLIO MARCO: IL PICCOLO AVEVA 11 ANNI

Lo stesso uomo continua a dire che non sapeva che suo figlio fosse in casa, che non voleva che Marco morisse. Ma questo stesso uomo aveva tamponato la vettura sulla quale viaggiava sua moglie con gli altri due figli. E in quel caso se avesse mandato fuori strada la macchina avrebbe detto che non voleva fare del male a nessuno?

Questa è l’ennesima storia di violenza, di violenza contro un innocente ma anche contro una donna. Perchè Zani, voleva colpire sua moglie. “Vi brucio casa con voi dentro” era stata questa una delle ultime minacce che Silvia aveva ricevuto da parte di suo marito. 

Questa è la storia di Gianfranco Zani, artigiano di 53 anni,  che il 21 novembre ha appiccato il rogo che ha ucciso il figlio, secondogenito, nella loro casa di Sabbioneta (Mantova). Tragedia avvenuta dopo un’escalation di violenze finite nelle denunce senza esito fatte dalla moglie Silvia Fojticova, 39 anni. “Ho fatto di tutto per difenderli, ma non mi hanno aiutato“, racconta. Oggi affida il suo dolore ai social: “spero che tu bruci all’inferno maledetto bastardo”. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.