Omicidio Gianna del Gaudio, i figli di Tizzani lo accusano: “picchiava mamma”


Ha sempre negato di aver fatto del male a sua moglie Antonio Tizzani. Ha sempre detto di non averla mai picchiata, figuriamoci uccisa. Ma gli inquirenti non la pensano come lui. Gianna del Gaudio, secondo chi indaga, nella tarda serata del 26 agosto 2016, veniva uccisa proprio da suo marito, nella loro casa di Seriate. Non hanno dubbi e cercheranno di dimostrarlo in aula. Non solo, la pm Laura Cocucci, chiede il processo non solo per l’omicidio, avvenuto tra il 26 e il 27 agosto 2016, nella villetta in via Madonna delle Nevi. Anche per i maltrattamenti che Del Gaudio avrebbe subito nei dieci anni precedenti.  Tizzani ha sempre negato di aver fatto del male a sua moglie, anche se in casa sono stati ritrovati referti medici che confermano la possibilità di botte ricevute. Tizzani ha invece raccontato che sua moglie era caduta in quelle occasioni e che per questo era stata anche portata in ospedale ma che lui, non le aveva mai fatto del male.

A difendere Tizzani, in questi anni, anche i suoi figli. Ma pare che adesso le cose siano cambiate. Domani ci sarà l’udienza per chiedere il processo, dopo la fine delle indagini e intanto la posizione dei due figli di Antonio cambia.

OMICIDIO GIANNA DEL GAUDIO ULTIME NOTIZIE: LE ACCUSE CONTRO TIZZANI

Nella puntata di Quarto Grado in onda domenica sera, sono stati mostrati dei documenti dai quali si evince che Gianna, si era più volte sfogata con amici e parenti raccontando di quello che succedeva in casa. Pare che Antonio Tizzani, in particolare dopo aver bevuto si trasformasse. La mamma della compagna del figlio di Gianna, aveva raccontato di uno sfogo in occasione di una uscita insieme. La professoressa si era aperta con lei raccontandole di come suo marito era violento, sia in modo fisico che in modo psicologico.

Non solo. A poche ore da questa udienza, emergono anche altri dettagli relativi ai racconti fatti dai due figli della coppia.

Il primogenito avrebbe raccontato: ” Mio padre sferrava delle violente sberle facendola barcollare o tirava i capelli a mia madre sempre per motivi futili, tra i quali ad esempio una portata servita in ritardo o non come a lui gradita. Ricordo che in alcune circostanze le ha dato delle sberle con il dorso della mano tesa, con l’anello caratterizzato dal fregio araldico “famiglia Tizzani”, che in più di un’occasione avevo notato aver creato ferite sul labbro di mia madre, facendole uscire il sangue“. Mario Tizzani confida di essersi messo di mezzo più volte tra i genitori, per difendere la madre, e di averle chiesto di denunciare il padre: “Mia madre mi diceva che comunque lo amava. Addirittura, ricordo che era costretta a truccarsi il viso per nascondere i segni delle botte, perché il giorno dopo doveva presentarsi a scuola davanti agli alunni e ai colleghi“. Anche Paolo conferma le parole di suo fratello raccontando di queste aggressioni . “Mio padre l’aggrediva prima verbalmente, offendendola con aggettivazioni del tipo “zoccola, stai zitta, tu non capisci niente, cretina”.

Sembra proprio che ci siano tutti gli elementi per un rinvio a giudizio.

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