Coronavirus ultime notizie Lombardia, parla il medico di Bergamo: “Si decide di curare per età, e per condizioni di salute come in guerra”

Mentre decine di italiani passavano il fine settimana sugli impianti sciistici o al mare a godersi il caldo sole di marzo, negli ospedali lombardi si facevano i conti con la dura realtà. E’ a raccontare nel dettaglio quello che sta succedendo queste ore, ci ha pensato una persona che è in prima linea, che da giorni non vede i suoi cari, che lotta per salvare la vita a chi è risultato positivo al coronavirus e si trova in ospedale in gravi condizioni. Una intervista molto forte, quella rilasciata al Corriere della sera che però dovrebbe servire per farci riflettere e per farci capire che il tempo dell’ironia è passato, che bisogna fare sul serio, che si deve restare in casa il più possibile e che non possiamo più sbagliare. Si decide di curare per età, e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra” : a descrivere la difficile situazione nell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è Christian Salaroli, anestetista e rianimatore . Nessun giro di parole per provare a spiegare quella che è la situazione nel suo ospedale: nell’intervista al Corriere della Sera dice la sua su quella che è al 9 marzo 2020, la gestione dell’emergenza Coronavirus nelle strutture della Lombardia.  

Si tiene il passo, si cerca di resistere ma i numeri sono tali da dover prendere delle decisioni. E non bastano anche le ultime mosse, quelle di arrivare a curare i pazienti creando la terapia intensiva nei corridoi, servono delle scelte. Ieri, nella sola Lombardia, si è registrato un nuovo picco di contagi. Numeri che, per il momento, non sono destinati a smettere di crescere, purtroppo.

CORONAVIRUS ULTIME NOTIZIE DALLA LOMBARDIA: OSPEDALI AL COLLASSO

Siccome purtroppo c’è sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati“. Salaroli ha spiegato che nelle ultime ore si decide in una stanza del pronto soccorso utilizzata per gli eventi di massa, dove entrano solo pazienti con il Covid-19. I criteri sono l’età e il quadro clinico generale, ma anche la “capacità del paziente di guarire da un intervento rianimatorio“:

Fino a qualche giorno fa ci sentivamo distrutti nel sentire la considerazione ” si è morto, era anziano” ma adesso le cose sono persino peggiorate. Perchè prima quell’anziano si poteva anche curare, oggi forse non è più così. “Se una persona tra gli 80 e i 95 anni ha una grave insufficienza respiratoria – dice Salaroli, verosimilmente non procedi. Se ha una insufficienza multi organica di più di tre organi vitali, significa che ha un tasso di mortalità del cento per cento. Ormai è andato“.

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