Furci Siculo: strangola la compagna e poi tenta di togliersi la vita ma non ci riesce


Lo si è detto più volte: queste misure di restrizione servono sicuramente per salvare la vita di miglia di persone ma condannano allo stesso tempo, donne e uomini, ma soprattutto donne, vittime di violenza domestica. Purtroppo oggi un altro femminicidio. Le notizie arrivano dalla Sicilia, siamo in provincia di Messina. Una donna è stata strangolata dal compagno a Furci Siculo, in provincia di Messina. Il delitto si è consumato in un condominio a monte del paese, in via delle Mimose. Non è ancora chiaro cosa sia successo tra i due ma la prima ricostruzione fatta dalla forze dell’ordine rivela che l’uomo potrebbe aver strangolato la sua compagna. Non solo, avrebbe anche cercato di togliersi la vita. Non riuscendoci avrebbe poi deciso di contattare le forze dell’ordine per denunciare quanto era successo.

Pare che l’omicidio si sia consumato al culmine di una lite. L’uomo avrebbe tentato il suicidio ferendosi con un coltello e procurandosi tagli ai polsi e al collo, ma non è riuscito nel suo intento. A quel punto avrebbe chiamato i carabinieri per confessare l’omicidio della sua compagna. Quando sono arrivati i carabinieri nei pressi dell’abitazione, l’uomo era in stato confusionale.

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Sul posto investigatori, ambulanza del 118 e medico legale, ma per la sventurata era già tardi. La Procura di Messina ha aperto una inchiesta coordinata dai militari della Stazione di Santa Teresa di Riva guidati dal luogotenente Maurizio La Monica e dalla Compagnia di Taormina del Capitano Arcangelo Maiello.

La vittima è Lorena Quaranta, originaria di Agrigento, studentessa di Medicina all’Università di Messina. L’assassino è Antonio De Pace, di Vibo Valentia, pure lui studente di Medicina .

Secondo La Sicilia, non è da escludere che la lite che ha portato all’omicidio possa essere scaturita da un’insofferenza dell’omicida (trasportato al Policlinico di Messina per le ferite riportate ai polsi e al collo) alle misure restrittive imposte per contenere i contagi da coronavirus.

Purtroppo come ricordato più volte da chi gestisce centri antiviolenza e da chi si occupa di violenza contro le donne, restare a casa non è una soluzione che va bene a tutti. Non va bene soprattutto alle donne che sono spesso vittime di violenza e che già normalmente non trovano la forza di denunciare; adesso che sono costrette a stare in casa 24 ore su 24 con i loro aguzzini, tutto peggiora.

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