Ragazza denuncia stupro di gruppo, il padre difende i ragazzi: “Lei era ubriaca”

Ogni giorno leggiamo sulla cronaca storie di ragazze che denunciano violenze sessuali subite. E al netto di qualche caso, in cui la ragazza stava mentendo per i più svariati motivi, nella maggior parte delle occasioni, le vittime di violenza subiscono un processo ancora più duro di quello che affrontano i carnefici. E’ bene sempre ricordare che i fatti, vanno sempre e comunque denunciati, ma questa ombra che segue ogni volta una donna che denuncia, è raccapricciante. Le cose ovviamente non migliora se di fronte alla denuncia di una ragazza che dice di aver subito uno stupro di gruppo, arriva anche la testimonianza di un padre che rilancia accusando la figlia di raccontare fesserie, in quanto ubriaca. Sia chiaro: saranno le forze dell’ordine a verificare i fatti, a capire se quella ragazza è stata realmente violentata, se ha avuto dei rapporti contro la sua volontà. Ma se anche la giovane fosse arrivata a casa ubriaca, questo significa non essere in grado di riconoscere una violenza? Forse anche un padre dovrebbe attendere i referti medici, i risultati e poi, come è giusto che sia, fornire anche la sua testimonianza, utile di certo alle indagini.

Campobello di Mazara, ragazza denuncia stupro il padre difende i ragazzi

Mia figlia vi ha raccontato dei fatti non veri, era ubriaca e quindi non era in grado di capire ciò che stava accadendo“. A parlare davanti ai carabinieri di Campobello di Mazara, nel Trapanese, è il padre della vittima. Secondo il padre della ragazza che dopo lo stupro è andata a denunciare tutto alle forze dell’ordine, i segni sulle braccia non sarebbero legati alla violenza. I ragazzi, tutti definite bravissime persone dal padre della presunta vittima, le avrebbero fatto male nel tentativo di riportarla a casa. Essendo lei ubriaca, a detta del padre, avrebbe opposto resistenza, provocandosi quei segni.

Il racconto della 18enne che denuncia il branco

Secondo quanto raccontato dalla ragazza tutto è accaduto in una casa di campagna a Tre Fontane. La giovane viene invitata a una festa e si fida ma si rende subito conto che c’è qualcosa che non va. Non ci sarebbero altri invitati e lei sarebbe l’unica donna. All’inizio tutto sembra normale. Il gruppo beve alcolici, ascolta musica. Alle 21.30 la vittima viene informata che in realtà le altre ragazze che avrebbero dovuto partecipare non sarebbero arrivate e chiede di essere riaccompagnata a casa. Va al bagno al piano superiore e all’uscita davanti alla porta trova uno dei ragazzi che la porta in camera da letto. I due hanno un rapporto consensuale. A un tratto però il giovane chiama il cugino e gli altri amici. Da qui in poi sarebbe iniziata a detta della ragazza, la sua notte da incubo.

I fatti risalgono alla notte tra il 6 e il 7 febbraio. I carabinieri hanno arrestato i ragazzi giovedì: per due è stato disposto il carcere, per altri due i domiciliari. Un altro giovane sarebbe coinvolto: non avrebbe partecipato alla violenza, ma, secondo gli inquirenti, non sarebbe intervenuto per fermarla. Oggi le parole del padre della ragazza che difende i suoi aggressori e accusa sua figlia.

A Repubblica il padre della diciottenne, che ha denunciato le violenze accompagnate dal suo fratelli in caserma, ha voluto ribadire la sua posizione: “Questi sono dei bravi ragazzi, le ferite che mia figlia ha alle braccia sono dovute al fatto che i suoi amici tentavano di riportarla a casa, ma lei era ubriaca e faceva resistenza”.

Eppure per i Carabinieri non ci sono dubbi: le prove per arrivare persino a due arresti ci sono tutte, poi certo, si andrà davanti a un giudice per capire cosa sia realmente successo quella maledetta notta. Ma vivere nella stessa casa di un uomo che difende le persone che tu hai accusato di stupro, non deve essere di certo la cosa che una vittima si possa augurare.

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