Variante Lambda: cosa sapere sull’ultima mutazione del virus 

Variante Lambda, cosa sapere sull’ultima mutazione del virus 

Si continua a parlare di varianti e di mutazioni del virus che, da un anno e mezzo a questa parte, sta tenendo sotto scacco il mondo intero. Dopo la variante delta, che si ritiene responsabile del nuovo aumento dei contagi in Italia e nel mondo, adesso a destare preoccupazione è la variante Lambda che è stata individuata per la prima volta in Perù nel dicembre 2020 ma che, a quanto pare, starebbe avanzando verso l’Europa. Purtroppo la percentuale di persone non vaccinate nel mondo è ancora davvero elevata e questo permette al virus di variare con grande rapidità. La paura quindi è che i vaccini potranno essere meno efficaci per le prossime varianti, se ci saranno ancora delle nuove mutazioni ( ma si parla dei prossimi mesi e si spera che fino ad allora si possa arginare in modo massiccio il diffondersi delle nuove varianti).

Cosa si sa attualmente della variante Lambda? E i vaccini a cui molti italiani si sono sottosti negli ultimi mesi funzionano eventualmente contro questa variante? Facciamo il punto della situazione.

Variante Lambda, cosa sapere sull’ultima mutazione del virus 

Negli Stati Uniti il primo caso di variante Lambda è stato rilevato a luglio in Texas. Da quel momento oltre 1.000 casi sono stati individuati e tutti sono stati ricollegati a questa ennesima mutazione del virus. Al momento però questo tipo dia variante sarebbe diffusa soprattutto in Sudamerica, ovvero in Perù, Argentina, Cile ed EcuadorGermania e Spagna sono gli stati dell’Europa che attualmente vengono tenuti sotto osservazione. L’Italia, per il momento, sembra essere al sicuro. I casi di variante Lambda individuati sarebbero appena tredici. 

Variante Lambda, uno studio giapponese: è altamente infettiva

Un recente studio giapponese che si è concentrato su questa variante l’ha etichettata come altamente infettiva. Due sarebbero le mutazioni che la renderebbero particolarmente contagiosa: la T76I e la L452Q, e si trovano sulla proteina Spike con la quale il virus penetra nelle cellule umane. C’è poi anche una terza mutazione, indicata con RSYLTPGD246253N. Si troverebbe nella parte terminale della proteina Spike e renderebbe questa variante non riconoscibile agli anticorpi e per questo motivo molto contagiosa.

Ma i vaccini funzionerebbero contro questa variante? Assolutamente sì, secondo i ricercatori della scuola di Medicina di New York Mount Sinai che stanno conducendo numerosi studi su questa ennesima mutazione del virus per cercare di avere un quadro quanto mai chiaro. “Tutti i 30 sieri hanno mantenuto almeno un’attività di neutralizzazione parziale contro questo virus variante C.37, il che potrebbe indicare che i vaccini mRNA rimarranno efficaci e che l’evasione immunitaria mostrata dovrebbe essere vista come lo scenario peggiore per la variante C.37”.

Insomma non dovrebbero esserci problemi per chi è vaccinato. Sarebbe coperto infatti anche da questa ennesima variante. Per il momento – lo ribadiamo – in Italia questa mutazione è davvero poco frequente. I casi individuati sono a oggi appena più di una decina.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.