Laura Ziliani avvelenata nel giorno della festa della mamma: una torta per ucciderla?

 La cronaca nera purtroppo quest’anno ci ha dato molto da raccontare e tra i drammi familiari, quelli in cui i figli hanno ucciso i genitori, sono tra i più cruenti. Dopo la storia di Benno Neumair, capace di uccidere i suoi genitori e di gettarli in un fiume, arriva anche la vicenda delle due figlie di Laura Ziliani che avrebbero, secondo chi indaga, ucciso con il fidanzato di una delle due, Laura. Mamma Laura era rimasta da sola a badare alle sue tre figlie, dopo la tragica morte del marito, ucciso da una valanga mentre era in montagna. Laura gestiva il patrimonio che suo marito le aveva lasciato e lavorava anche come impiegata. E proprio il patrimonio che la donna aveva ereditato, sarebbe stato alla base di questo atroce omicidio. Laura, uccisa nel week end della festa della mamma e poi quello strano appello disperato, poche ore dopo la scomparsa, che da subito sembrava una sceneggiata. Perchè poche ore dopo non puoi piangere e parlare in quei termini. Secondo la ricostruzione della procura di Brescia e le indagini dei Carabinieri, le giovani, Silvia e Paola, insieme al fidanzato della maggiore, Mirto Milani, avrebbero deciso di uccidere la signora Laura Ziliani per appropriarsi dell’intero patrimonio immobiliare che le due ragazze gestivano in comproprietà con la madre, dopo la morte del padre. Un patrimonio che la signora Ziliani amministrava di fatto a nome di tutti. Questione di soldi, questione di denaro. Ma si può uccidere per soldi? La storia del nostro paese, e non solo, ci insegna che questo, è uno dei principali moventi, purtroppo.

Secondo alcune fonti, le figlie di Laura e Mirto, avrebbero ucciso Laura dopo averla invitata a casa per la festa della mamma. Le avrebbero preparato una torta avvelenata o forse una bevanda che conteneva la sostanza letale.

Laura Ziliani uccisa “solo” per soldi

L’omicidio sarebbe stato programmato per tempo e tentato più volte. Prima del maggio scorso ci sarebbe già stato un tentativo di avvelenamento non andato “a buon fine”: una sostanza velenosa messa nella tisana della mamma appena tornata da una escursione piuttosto impegnativa. Per questo, anche se manca la prova regina, la procura di Brescia ha scelto di agire e chiedere l’arresto dei tre sospettati. Erano state le amiche di Laura a raccontare di quella strana dormita dopo una tisana. Laura aveva detto di esser stata a letto per quasi un giorno intero ( qualcuno ha poi parlato anche di 36 ore). E forse quella volta non avevano portato a termine il diabolico piano. Ma non si sono arrese e ci hanno riprovato.

L’arresto dei tre presunti assassini

Sono 38le pagine nelle quali il giudice delle indagini preliminari Alessandra Sabatucci ricostruisce tutti i dettagli dell’accaduto fin da quando a metà mattina dell’8 maggio scorso. Tutto inizia dalla chiamata fatta alle forze dell’ordine da Silvia. La ragazza parla della scomparsa della mamma, che era uscita per una escursione a Temù, nelle montagne bresciane non lontane dall’Adamello; dice che non hanno sue notizie, che Laura non è ancora tornata. Le ricerche si concentrano sulla zona della presunta escursione, per otto giorni forze dell’ordine e volontari battono tutta l’area che dalla casa degli Zani arriva fino ad un ruscello. Il sindaco di Temù parla con i giornalisti e spiega che lì Laura non ci può essere perchè se fosse stata lì, l’avrebbero trovata. Poi due settimane dopo i fatti, quando le ricerche sono interrotte da tempo, qualcuno all’improvviso trova una scarpa da trekking appartenuta a Laura proprio sulle rive del torrente Fiumeclo. Pensavano di aver studiato il delitto perfetto ma questa mossa, non ha portato l’esito che i tre presunti assassini si auguravano.

E’ chiaro a tutti che no, non si può trattare di un incidente, c’è dell’altro; è impossibile che Laura Ziliani sia caduta nel fiume proprio in quel punto, senza che i ricercatori l’abbiano trovata: a monte del tratto di ruscello, infatti, c’è una diga con una grata che non lascia passare oggetti grandi come la scarpa.

La scarpa di Laura Ziliani: il primo errore degli assassini

«Il ritrovamento della scarpa Salomon – scrive il gip – della Ziliani nel tratto, lungo 850 metri, tra l’uscita dell’acqua della centralina e l’Oglio, poteva trovare un senso solo ed esclusivamente nel caso in cui Laura Ziliani fosse caduta nel torrente nel medesimo tratto. Tale conclusione era tuttavia confutata dal fatto che, come si è visto, il torrente era stato battuto in più occasioni da personale specializzato, che mai aveva notato né il corpo della vittima né la calzatura in questione fino al giorno del suo rinvenimento». Per gli inquirenti la scarpa, ma anche le testimonianze delle tante persone che parlano e raccontano quello che hanno visto, sono fondamentali. I genitori di Mirto che arrivano in paese e iniziano a vivere insieme a lui, le figlie che continuano a gestire gli appartamenti come se nulla fosse. Ed è proprio di questo che le due figlie di Laura parlano spesso: vogliono aumentare gli affitti, vogliono investire. Parlano di tutto, stanno attente ma mai parole di dolore per la madre. Non sono preoccupate per Laura, pensano ai soldi facili da fare, pensano a una vacanza da organizzare e una macchina nuova da comprare.

Per le due figlie di Laura Ziliani, il Gip usa parole molto forti e dure. «Va rimarcato come le stesse, in parte manipolate da Milani Mirto, non riuscendo per motivi caratteriali a contrastare la volontà materna, hanno preferito sopprimere la genitrice piuttosto che dissentire apertamente con lei circa la gestione di un cospicuo patrimonio immobiliare. La condotta, già di per sé di indicibile gravità, risulta ancor più odiosa ove si ponga mente al fatto che, così agendo, gli indagati hanno privato L. (la terza sorella ndr) , soggetto disabile e in tutto dipendente dalla madre,· dell’unico genitore superstite». Già perchè in questa vicenda c’è una terza sorella, che adesso vive con la nonna, che resterà da sola a vivere un dramma che nessuno le potrà mai spiegare.

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