Il giallo di Pietracatella: il killer della ricina era nella casa della famiglia?

Le ultime notizie che arrivano da Pietracatella lasciano pensare che la morte di Antonella e Sara sia stata voluta: il killer era in casa?

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Il giallo della ricina a Pietracatella potrebbe essere arrivato a uno dei passaggi più delicati dell’intera inchiesta. A nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, avvenuta durante le festività natalizie, l’attenzione è concentrata sui risultati degli accertamenti affidati agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino. Secondo le indiscrezioni emerse negli ultimi giorni, sarebbero stati individuati elementi considerati particolarmente significativi su alcuni dei reperti prelevati nell’abitazione della famiglia.

Si parla di possibili tracce di ricina rinvenute tra i 131 campioni comprendenti alimenti, stoviglie, indumenti e altri oggetti. Un dato che, se confermato nella relazione definitiva degli specialisti tedeschi, potrebbe aiutare gli investigatori a ricostruire finalmente il percorso seguito dal veleno. La Procura di Larino continua intanto a procedere per duplice omicidio premeditato contro ignoti.

Il giallo di Pietracatella, ricina negli alimenti? Cosa sarebbe emerso dalle analisi

È soprattutto l’eventuale presenza della sostanza sugli alimenti sequestrati nella casa di Pietracatella a rappresentare uno degli aspetti più importanti dell’indagine. Nei mesi scorsi erano stati sottoposti a sequestro complessivamente circa 70 alimenti, conservati anche nei frigoriferi e nei freezer dello stabile. Gli specialisti tedeschi hanno inoltre lavorato sui 131 campioni raccolti durante il nuovo sopralluogo nell’abitazione.

Le informazioni circolate nelle ultime ore parlano di tracce o comunque di anomalie relative alla presenza della ricina su alcuni reperti e alimenti. Al momento, tuttavia, è necessario distinguere le indiscrezioni dalla conclusione scientifica definitiva: la relazione completa del laboratorio tedesco resta fondamentale per capire su quali oggetti o cibi sia stata effettivamente individuata la sostanza e in quale quantità. Nei giorni scorsi anche fonti vicine all’inchiesta avevano parlato di “elementi certi” che rafforzerebbero la pista del duplice omicidio, senza però rendere pubblici i dettagli degli accertamenti.

Pietracatella, chi ha maneggiato la ricina era dentro la casa?

Ed è proprio qui che nasce la domanda destinata a diventare centrale nel caso di Pietracatella: chi ha maneggiato la ricina si trovava nella casa della famiglia? Secondo quanto riportato oggi da alcune fonti, i nuovi elementi porterebbero a concentrare ancora di più l’attenzione sull’abitazione, ipotizzando che il veleno possa essere stato sciolto in una pietanza o in una bevanda. La cena sulla quale si concentrano gli accertamenti è quella del 23 dicembre 2025.

Quella sera, secondo le ricostruzioni pubblicate, in casa a Pietracatella erano presenti Antonella, Sara e Gianni Di Vita, mentre la figlia maggiore Alice era fuori. Gianni accusò successivamente disturbi gastrointestinali, ma gli esami effettuati sul suo sangue e su quello di Alice non avrebbero evidenziato un’esposizione alla ricina. Questo, però, non permette da solo di individuare un responsabile: l’inchiesta resta contro ignoti e nessuno degli elementi resi pubblici consente, allo stato attuale, di attribuire la somministrazione del veleno a una persona determinata.

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L’ipotesi dell’omicidio si rafforza, ma resta aperta anche quella dell’incidente

La possibile presenza della ricina su reperti provenienti dall’abitazione potrebbe dunque rappresentare la svolta attesa da mesi, soprattutto se gli specialisti riuscissero a individuare con precisione il vettore attraverso il quale Antonella e Sara hanno ingerito il veleno. Ma la prudenza resta necessaria. Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia che ha contribuito a individuare la ricina nelle vittime, ha ricordato che dal punto di vista medico la certezza riguarda l’esposizione alla sostanza, mentre non è possibile stabilire attraverso i soli dati tossicologici se sia stata volontaria oppure accidentale.

La Procura, invece, continua a indagare per duplice omicidio premeditato e gli investigatori stanno incrociando analisi scientifiche, testimonianze e materiale estratto dai dispositivi elettronici. La risposta alla domanda che accompagna ormai da mesi il giallo di Pietracatella potrebbe quindi trovarsi proprio dentro quella casa: non soltanto capire dove fosse la ricina, ma soprattutto chi abbia potuto maneggiarla e come sia finita nel cibo o nella bevanda ingeriti dalle due vittime.

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