Morte di Antonio Perrotta, Umberto Orsino torna libero: Domenico resta in carcere, cambia l’accusa

Le ultime notizie dalla Calabria dove è stato scarcerato uno dei due presunti assassini di Antonio Perrotta: cambia anche il capo di imputazione

omicidio antonio perrotta cosenza

Arriva una decisione importante nell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta, il 34enne deceduto dopo quanto accaduto nella notte tra l’8 e il 9 agosto all’esterno della discoteca Il Castello di Sangineto, in provincia di Cosenza. Le posizioni dei due fratelli Domenico e Umberto Orsino, fermati nei giorni scorsi, si separano: Umberto torna in libertà, mentre Domenico resta in carcere. E per quest’ultimo cambia anche l’ipotesi di reato, che viene riqualificata da omicidio volontario in concorso a omicidio preterintenzionale.

A stabilirlo è stato il gip del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, che non ha convalidato il fermo disposto l’11 agosto nei confronti dei due fratelli. La mancata convalida, però, non ha prodotto lo stesso risultato per entrambi: nei confronti di Domenico è stata infatti applicata una nuova misura cautelare in carcere, mentre per Umberto è stata disposta l’immediata liberazione.

>>> Tor Bella Monaca: donna uccisa dal figlio e nascosta in casa

Omicidio Antonio Perrotta: perché Umberto Orsino è stato scarcerato

La posizione di Umberto Orsino, 24 anni, è quella che cambia maggiormente dopo la decisione del gip. Secondo il giudice, infatti, nei suoi confronti non sarebbe emerso un quadro di gravità indiziaria sufficiente a giustificare una misura cautelare.

Allo stato delle indagini non sarebbe stata individuata una condotta violenta direttamente attribuibile al giovane e neppure un contributo materiale o morale all’azione che avrebbe provocato la morte di Antonio Perrotta. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, arrivare a conclusioni differenti significherebbe basarsi su semplici “sospetti e congetture”. La richiesta della Procura di applicare la custodia cautelare anche nei confronti di Umberto è stata quindi rigettata. Diversa la situazione del fratello minore.

Domenico Orsino resta in carcere: l’accusa è di omicidio preterintenzionale

Domenico Orsino, 22 anni, resta invece in carcere. Il gip ritiene che nei suoi confronti esista, in questa fase del procedimento, un grave quadro indiziario per il reato di omicidio preterintenzionale. Domenico, residente in Lussemburgo e giocatore di rugby della nazionale lussemburghese, sarebbe stato indicato dal fratello come colui che avrebbe sferrato un pugno ad Antonio Perrotta durante la discussione avvenuta all’esterno del locale.

Secondo la ricostruzione ritenuta al momento compatibile dal gip con gli elementi raccolti, il colpo avrebbe raggiunto Perrotta al volto, tra la bocca e il mento. Il 34enne sarebbe quindi caduto all’indietro, battendo violentemente la testa a terra.

Una dinamica che modifica in maniera significativa il quadro iniziale prospettato dagli inquirenti.

Omicidio Antonio Perrotta, il gip: allo stato degli atti non è provato un pestaggio con calci e pugni

Uno degli aspetti più rilevanti dell’ordinanza riguarda proprio la ricostruzione dell’aggressione. Secondo il gip, gli elementi finora raccolti non permetterebbero di sostenere l’ipotesi iniziale di un’azione violenta caratterizzata da una serie di calci e pugni contro Antonio Perrotta.

Una testimone avrebbe riferito di aver visto una persona cadere all’indietro e battere la testa dopo essere stata raggiunta da un pugno. Un altro testimone avrebbe visto la caduta senza essere in grado di indicarne la causa. Gli altri addetti alla sicurezza ascoltati avrebbero raccontato la discussione e il successivo allontanamento dei giovani, senza però aver assistito direttamente all’aggressione contestata. È importante sottolineare che si tratta della ricostruzione effettuata allo stato attuale delle indagini, che potranno proseguire con ulteriori accertamenti.

Il volo per il Lussemburgo era stato prenotato prima dei fatti

Cade anche uno degli elementi inizialmente considerati rilevanti per sostenere il possibile pericolo di fuga. Domenico e Umberto Orsino vivono infatti in Lussemburgo ed era già previsto il loro rientro. Il volo era stato prenotato prima della notte in cui si sono verificati i fatti: dagli atti risulta che la partenza fosse programmata per il 17 agosto e che i biglietti fossero stati acquistati prima dell’episodio di Sangineto.

Il giudice ha inoltre rilevato che i due fratelli non avrebbero tentato di anticipare il viaggio dopo la morte di Perrotta. Erano stati rintracciati a Belvedere Marittimo, dove la famiglia trascorre il periodo estivo, senza che risultassero tentativi di nascondersi o di lasciare il territorio. Per questi motivi il gip non ha ravvisato elementi concreti sufficienti a dimostrare un effettivo pericolo di fuga e non ha convalidato i fermi.

Perché Domenico Orsino deve restare in carcere

Se è stato escluso il pericolo di fuga, perché Domenico Orsino resta in carcere? Il punto centrale della decisione è un altro. Secondo il gip esisterebbe infatti un pericolo concreto e attuale di reiterazione di reati della stessa specie. Nell’ordinanza la valutazione viene collegata alle modalità con cui si sarebbero svolti i fatti e al comportamento attribuito al 22enne.

Il giudice ha ritenuto non sufficienti misure cautelari meno restrittive e ha quindi disposto per Domenico la custodia cautelare in carcere. La sua incensuratezza non è stata considerata sufficiente per arrivare a una valutazione cautelare differente.

Antonio Perrotta morto dopo la caduta: cosa è emerso dall’autopsia

Restano centrali nell’inchiesta anche gli accertamenti medico-legali sulla morte di Antonio Perrotta. L’autopsia eseguita sul corpo del 34enne ha evidenziato un vasto trauma cranico. Sono tuttavia necessari ulteriori esami per definire nel dettaglio le lesioni e il rapporto causale con il decesso.

Dopo la caduta, Perrotta aveva inizialmente ripreso conoscenza e aveva chiesto di essere accompagnato nella sua abitazione di Fuscaldo. Durante il tragitto le sue condizioni erano però peggiorate, tanto da rendere necessario il trasporto all’ospedale di Cetraro.

Il quadro neurologico era apparso subito molto grave. Il 34enne era stato quindi intubato e trasferito all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, dove era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Antonio Perrotta è morto alle 4.30 del 10 agosto.

L’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta continua

La decisione del gip rappresenta dunque un passaggio fondamentale ma non conclusivo dell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta a Sangineto. Per Umberto Orsino il giudice non ha ravvisato, allo stato degli atti, gravi indizi che consentano di attribuirgli una partecipazione all’azione violenta e ne ha ordinato la liberazione.

Molto diversa la posizione di Domenico Orsino: per il 22enne resta la custodia cautelare in carcere, ma l’ipotesi di reato è ora quella di omicidio preterintenzionale e non più quella originariamente contestata dalla Procura.

Una distinzione giuridica sostanziale che riflette anche la diversa ricostruzione della dinamica: non un pestaggio con una sequenza di calci e pugni, secondo quanto ritenuto finora dal gip, ma un singolo colpo che avrebbe fatto cadere Antonio Perrotta provocandogli il grave trauma cranico. Le indagini, però, proseguono e la ricostruzione dovrà essere ulteriormente verificata attraverso gli accertamenti investigativi e medico-legali ancora in corso. Come sempre in questa fase del procedimento, le contestazioni hanno natura provvisoria e vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Aggiungi UltimeNotizieFlash alle tue fonti preferite su Google

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.