Simone Toscano ci racconta il suo Creasogni: l’intervista

Oggi con grande piacere pubblichiamo la nostra intervista a Simone Toscano, il giornalista di Quarto Grado che di solito siamo abituati a vedere nelle vesti di cronista e che invece in questa occasione incontriamo come scrittore. Simone Toscano ha scritto un libro, Il creasogni che molto presto recensiremo ma nel frattempo abbiamo fatto all’autore delle domande e lui con grande gentilezza ci ha risposto. Potrete leggere nella nostra intervista il suo punto di vista: i motivi che spingono un giornalista a cimentarsi con la scrittura di una favola, l’ispirazione, i sogni e tutto quello che si nasconde dietro le pagine di un libro. Vi presenteremo Ettore, il creasogni e chissà che anche voi non vorrete chiedere al protagonista del racconto di costruire il vostro sogno! Buona lettura.

1-Come nasce la voglia di scrivere un libro dedicato a un mondo parallelo al nostro, se così possiamo dire, un libro dove la parola d’ordine è sognare?

L’idea di fondo del libro è nata in un momento particolare, durante un viaggio di ritorno da una delle tante trasferte nell’Abruzzo post terremoto. Appena arrivato a casa ho scritto, in fretta, uno, due capitoli. Ma si trattava solo dell’idea principale, l’affascinante mondo di un uomo che aveva il dono di creare sogni per gli altri. Non avevo in mente una trama vera e propria. E così il libro è rimasto lì, in un cassetto, per qualche anno. Finché l’ho ripreso in mano in un periodo particolare della mia vita, uno di quei momenti – la fine di una importante relazione – in cui ti rimetti in gioco, fai un bilancio della tua vita. E lì ho riscoperto l’importanza di uno sguardo differente sulle cose, di sognare, di non lasciarsi sfuggire le bellezze del mondo, gli affetti, i valori più alti, perché presi dai nostri problemi, dal lavoro, dalla vita. Ecco, il libro è un percorso di crescita e di riscoperta. E poi man mano che le pagine scorrevano si inserivano nella scrittura tanti piani metaforici, allegorici. Entrava nelle mie parole il mio mondo lavorativo, le sensazioni che provo, le speranze, la sofferenza e il bisogno di serenità delle storie con cui vengo a contatto.

simone toscano2- C’è stato un libro in particolare legato al tuo passato o al tuo presente che ti ha dato l’ispirazione? E qual è il tuo libro preferito?

C’è un libro che amo in maniera particolare e che è stato – sul piano ideale – un punto di riferimento, se lo intendiamo come “universo di valori a cui ispirarsi”. E questo libro è Il piccolo principe, un libricino di poche pagine, scritto con un “vocabolario limitato”, con parole semplici, ma in grado di aprire nel lettore mille cassetti, di fornire mille suggestioni e spunti di riflessioni. È un libro che può apparentemente sembrare una favola ma che invece a mio avviso non lo è affatto. Un libro che si apprezza al meglio con il passare degli anni e, anzi, ad ogni rilettura si gusta di più. Chi si dovesse trovare a rileggerlo, da adulto, si scoprirebbe poi a dire “Ecco, ma allora… guarda che belli i ragionamenti di questo bambino. Anche io da piccolo avevo questa visione pura del mondo. Perché l’ho persa? Sarebbe bello tornarci”.

3-Se avessi potuto scrivere un libro famoso quale avresti voluto scrivere?
Dopo la risposta precedente, non ho più segreti: Il piccolo principe.

4- Il Creasogni ci porta come dicevano in precedenza in un altrove ben diverso dal mondo in cui tu lavori ogni giorno. Pensi che il fatto di stare a contatto con i protagonisti dei fatti di cronaca nera abbia in qualche modo influenzato la tua scelta di scrivere quella che potremmo definire una favola?

Assolutamente, fin dalle prime pagine ho capito che il mondo lavorativo in cui sono immerso non poteva non influenzare la mia scrittura. Perché anche per le storie – dure – che tratta un inviato di cronaca c’è uno spazio per il sogno, per la speranza. Certo, spesso per i parenti di chi non c’è più, questo sogno coincide con la “sete di Giustizia”, con il desiderio che si arrivi ad una Verità processuale. E anche noi cronisti sogniamo per le famiglie che incontriamo di vederle tornare ad avere un po’di pace, di serenità. Spero che se qualcuno di loro si dovesse trovare tra le mani il Creasogni, ecco, possa ritrovare un po’di fiducia nel mondo, possa sentirsi “accarezzato nell’anima”. Perché molto spesso, finite le interviste, anche noi cronisti sentiamo il desiderio di abbracciare queste persone, di stringerle. Il bisogno di un mondo di “favola” è forte. Le favole più grandi, basti pensare a quelle del passato, possono insegnare molto alla società contemporanea.

creasogni5-Leggendo il libro ho avuto due suggestioni forti, una legata a un film, Chocolat, l’altra legata invece al mondo delle fiabe di Calvino. Mi spiego meglio…Pensando a Ettore ho pensato alla protagonista del film che aveva un dono simile al suo ma legato al mondo del cioccolato, leggendo la storia invece ho trovato molte similitudini con i racconti o le fiabe e favole di Calvino. Pensi che ci possa essere una qualche attinenza?

Sono sincero nel dire che sono uno dei pochi al mondo a non aver visto il film Chocolat, mentre per quanto riguarda Calvino credo che possa esserci un approccio simile nel voler raccontare la società che ci circonda con una serie di metafore, con un piano allegorico forte ma da raggiungere attraverso l’uso di parole semplici. È la stessa difficoltà che ha il giornalista quando deve riuscire a spiegare la notizia più complicata in pochi secondi e a tutti, anche a chi di quel fatto non sa nulla.

6-Se dovessi essere un personaggio del tuo libro, tu chi vorresti essere?

Credo che in questo caso ci sia un po’di me in molti protagonisti del libro. C’è il mio mondo, i paesaggi che ho visto, le sensazioni che ho provato, le persone che ho incontrato, persino nelle caratteristiche fisiche. Ovvio che il personaggio a cui sono più legato sia quello di Ettore, che però può essere chiunque di noi, ogni lettore si può ritrovare in lui, nel suo percorso, nel suo riscoprire certe emozioni, certi valori, quando tutto sembrava finito, chiuso per sempre.

7-E se dovessi chiedere a Ettore di costruire un sogno per te cosa chiederesti?

Serenità. Credo sia una parola che racchiude tutto, un senso di benessere. Ma sono fortunato e devo dire che le cose vanno già bene da queste parti, quindi il mio è la speranza che tutto possa continuare a filare per il verso giusto, per me e i miei cari. Ecco, spero di riuscire a mantenere quello sguardo sul mondo di cui parlavo prima, nella vita privata e anche nel lavoro, il più bello del mondo.

creasogni28- Sei giovanissimo ma hai già fatto tanto nel mondo del lavoro e con questo libro hai ottenuto l’ennesima soddisfazione. Che consiglio dai a chi come te vorrebbe trovare il lavoro per il quale ha portato avanti un percorso di studio o che sogna da quando era piccolo?

Io il mio sogno, per quanto riguarda il percorso professionale, lo vivo ogni giorno. C’è stato molto lavoro, è un percorso che ho compiuto contando sulle mie forze (e su un clima familiare solido e sereno) e incontrando molte persone che hanno creduto in me. Il consiglio più grande è quello di non dare retta a quanti ti dicono “lascia stare, è troppo difficile, non ce la farai mai, è un mestiere morto”. È un mestiere sicuramente in evoluzione, ma ancora vivo, è stupendo e con tanto studio e impegno ce la si può fare.
La migliore “raccomandazione” che abbiamo è il nostro lavorare sodo, il proporre spunti, il cercare di fare giornalismo rispettando il lettore, l’intervistato, i protagonisti della vicenda e anche noi stessi. Cercate di crescere, di puntare in alto, non importa se si scrive per un grande giornale o per un quotidiano locale o un sito internet. Sono barriere e confini vecchi, in continua evoluzione. L’importante è la notizia, trovarla (in maniera corretta) e confezionarla con cura e semplicità.

9-Lavori al fianco di grandi professionisti in ambito giornalistico e televisivo, c’è qualcuno a cui ti ispiri, che è per te un modello, o qualcuno che ti ha dato dei preziosi consigli per la tua carriera?

Gli esempi sarebbero troppi da elencare. Credo che la cosa più bella sia “rubare con gli occhi” i segreti di questo mestiere a quanti più colleghi possibile. Ho avuto la fortuna di lavorare in ambienti pieni di professionisti e maestri, dal Tg5 al Tgcom fino a Videonews, la testata in cui sono tuttora e in cui ho lavorato per tantissimi programmi, su tutti Quarto Grado, nella cui squadra “milito” dalla prima puntata, con entusiasmo. Alcuni nomi li ho fatti nei ringraziamenti del mio libro. Sono quelli che sono usciti dal cuore, di getto.
Poi ovvio che di altri grandi professionisti in giro per la tv ce ne sono altri. Se non fosse stato per Enrico Mentana ad esempio non avrei mai deciso di fare questo lavoro, perché è proprio davanti al Tg5, nei primi anni Novanta, che è nata questa passione, fortissima.

10-Il Creasogni sarà il tuo unico libro e ti aspettavi l’affetto che hai ricevuto dopo l’uscita del libro che pare sia piaciuto molto a chi lo ha letto?

Per ora i riscontri sono molto positivi e questo mi rende davvero felice. Mi rendo conto che è un libro che probabilmente chi ha seguito il mio percorso professionale non si aspettava. Tutti credevano mi sarei cimentato con un giallo oppure con un libro di inchieste. Arriverà, prima o poi, perché sento anche io l’esigenza di mettere nero su bianco tante storie che ho incontrato e che incontro ogni giorno. Nell’aria c’è poi un altro progetto, quello di raccontare la vicenda personale di una mia carissima amica che ha affrontato e sta affrontando una delicata situazione fisica, dal punto di vista della salute. Una delle persone con più energia e voglia di vivere che io abbia mai incontrato al mondo. Una storia bellissima, di speranza e, anche quella, piena di sogni.

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Ringraziamo di cuore Simone per la grande disponibilità che ha avuto nei nostri confronti.

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