Per Giorgia Soleri un’altra malattia da affrontare, la quinta

Lo sfogo di Giorgia Soleri per la paura di una nuova malattia da affrontare ma c'è anche il suo grazie
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Giorgia Soleri racconta dell’ultima diagnosi, un’altra malattia con cui fare i conti ed arrivano ovviamente altro terrore e altra rabbia. Dovrà abituarsi ad affrontare anche questo ma oggi è più forte perché ha capito che condividere è importante, può farlo, è fortunata in questo. E’ il grazie di Giorgia Soleri racchiuso nell’ultimo tatuaggio, il grazie a tutte le persone che la sostengono, i suoi follower ma non solo. Giorgia Soleri racconta della prima diagnosi, quella che l’ha liberata dall’idea di essere pazza, di non avere alcuna malattia, liberata dall’incomprensione di chi la credeva una malata immaginaria. “La prima diagnosi che ho ricevuto è stata contemporaneamente una liberazione e un pugno nello stomaco – inizia così il suo lungo post – finalmente il mio dolore aveva un nome, potevo chiamarlo, spiegarlo, dargli spazio e dignità. ma probabilmente quel nome era molto raro, insomma, altrimenti non ci avrebbero messo anni a trovarlo, no?”. La Soleri si risponde da sola, dopo anni può farlo.

Giorgia Soleri soffre di endometriosi

“No. La veritá è che eravamo milioni di persone, silenziate da un personale medico-sanitario che per anni ci aveva trattate come malate immaginarie, scottate dall’invalidazione che il nostro dolore aveva ricevuto da affetti e parenti, schiacciate dal peso di una malattia che nel suo nome portava lo sconveniente suono di un organo genitale”. Continua a raccontare di quella prima diagnosi, poi sono arrivare le altre, altre tre: “Neuropatia del pudendo, endometriosi e adenomiosi e ogni volta io mi sentivo un po’ più protetta, spaventata ma mai sola”.

Qualche giorno fa la quinta diagnosi: “E’ arrivata con la stessa dinamica di tutte le altre: dubbi, diagnosi scorrette, disillusione, rassegnazione. poi, un nome: fibromialgia” questa l’ennesima malattia con cui l’influencer deve fare i conti. “Sarei ipocrita se negassi il misto di terrore e rabbia che ha pervaso il mio corpo dopo l’ennesima diagnosi. ma questa volta è stato diverso. ho scoperto che la condivisione è un viaggio arricchente mai a senso unico, quando dai qualcosa ti torna sempre indietro. e a me è tornata empatia, amore, supporto, vicinanza, abbracci silenziosi e sguardi a voce alta. poche ore prima di questa diagnosi, per una casualità che a ripensarci fa sorridere, mi tatuavo TOGHETER WE ARE STRONGER. e oggi lo sento più che mai. Grazie”.

 

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