SanPa le luci e le ombre di San Patrignano raccontate nella puntigliosa docu serie Netflix

Sarà una sorta di montagna russa quella che vivrete guardando la serie Netflix SanPa. Una serie di emozioni una dietro l’altra che vi porterà a chiedervi dove sta il bene e dove sta il male. Che cosa si può davvero giustificare, in quanto azione negativa, di fronte al raggiungimento di qualcosa di positivo? Fino a che punto il male, può servire per raggiungere il bene? Guardando la docu serie Netflix che racconta la storia di San Patrignano, ve lo chiederete dopo il primo episodio. Dall’ascesa di Vincenzo Muccioli ritenuto quasi un santo, adulato e adorato come tale, alla discesa negli inferi fino alla sua morte. Da una comunità di 300 tossicodipendenti, fiore all’occhiello di un paese che tra i primi in Europa ha saputo dare privatamente ( e non di certo per merito dello stato) una risposta per combattere la droga, a una vera e propria città di oltre 2000 anime. Ed è forse questo il punto cruciale di tutta la vicenda che viene raccontata in Sanpa da chi a San Patrignano ci ha vissuto per anni e anni: si evidenzia come a Vincenzo Muccioli, la situazione sia sfuggita di mano. In principio quei ragazzi, i suoi ragazzi, li conosceva uno per uno, passeggiava con loro, mangiava con loro, chiacchierava con loro. Poi le cose sono cambiate, aveva il suo cerchio magico, era inavvicinabile, aveva delegato tutto a dei responsabili scelti senza criterio, o secondo il suo criterio. E il declino di un modello che aveva delle evidenti falle, non poteva che concludersi con i peggiore dei modi: un omicidio.

E’ anche vero che come fa notare Red Ronnie, uno dei protagonisti di questa docu serie, uno che a San Patrigano ci ha vissuto, che con Muccioli ha lavorato spalla a spalla, che un solo omicidio in oltre 10 anni e in una comunità di quel tipo si possa ritenere un miracolo. Non siamo comunque qui per giudicare i fatti, sarà ogni singola persona a vedere SanPa a farsi una sua idea e a capire quello che si può giustificare per raggiungere uno scopo che ha un fine unico, la vita umana, salvare una persona.

“Sono quello che sono grazie a lui e nonostante lui e San Patrignano” dice Fabio Cantelli in una delle parti finali della sua “confessione”. Ed è forse il senso dell’intera storia di San Patrignano tra gli anni 80 e gli anni 90. Aver salvato migliaia di vite nonostante tutto. Nonostante le catene, le violenze, il torbido che nella comunità c’era e si è anche cercato di nascondere. Un luogo salvifico con una mission diventata poi forse, troppo grande, anche per Muccioli, che si era eletto salvatore dei giovani tossicodipendenti.

1 Sanpa: episodio Nascita

Nel primo episodio ci viene presentata la comunità di San Patrignano, nata da una idea di Vincenzo Miccioli che in quel posto prima allevava i suoi cani, cavalli e polli. Poi tutto cambia: i cancelli si aprono per accogliere giovani tossico dipendenti, nell’Italia dei primi anni ’80 travolta dall’eroina. I genitori di migliaia di ragazzi disperati non sapevano che cosa fare con figli che rubavano, che diventavano violenti, pur di farsi una dose. La comunità diventa un punto di riferimento, diventa una risposta o forse una valida alternativa la carcere e alla morte. In uno stato nel quale nessuno riesce a gestire la situazione, in un paese dove centinaia di ragazzi vanno in giro nei parchi, per le strade, in piazza, come zombie, Vincenzo Miccioli li accoglie. E non chiede neppure soldi per farlo: dà loro un lavoro, una casa, un motivo per smettere di drogarsi e per sopravvivere. Tornare a vivere, con la sua cura: “Qui facciamo iniezioni potentissime, sono punture d’amore“. Ma non ci sono psicologi, psicoterapeuti a San Patrignano solo una filosofia, quella del lavoro. In questi anni Vincenzo Miccioli conosce le persone che resteranno per anni a lavorare al suo fianco, ex tossici ai quali dà una seconda possibilità. C’è Walter Delogu, che diventerà il suo autista e la sua guardia del corpo. C’è Antonio Boschini, ex ospite, oggi responsabile terapeutico di San Patrignano che grazie a Vincenzo Muccioli si è anche laureato, scegliendo di diventare un dottore, comprendendo che in quel posto ce ne fosse bisogno. E poi altri ex ospiti che sono grati e meno grati alla comunità: se è vero che grazie al percorso fatto a San Patrignano, oggi sono ancora vivi, in grado di raccontare quello che è stato, è vero anche che la loro vita è stata per sempre segnata da quegli anni.

2 Sanpa: episodio Crescita

Muccioli è venerato in tutta Italia come l’unico uomo in grado si salvare la vita a dei tossici. I genitori dei ragazzi sono felici per quello che Muccioli fa e si appostano per giorni davanti a San Patrignano in macchina, in camper, con la speranza che Vincenzo dia loro la possibilità di far ospitare un figlio, una figlia. Ma alcuni dei ragazzi in quella comunità non sopportano i metodi. Ci sono catene, ci sono punizioni e uno di loro scappa. Denuncia tutto ed è l’inizio del percorso che porterà Muccioli verso Il processo delle catene.

Nel 1984 comincia il procedimento a carico del fondatore. Verrà ribattezzato “processo delle catene” perché, al centro di tutto, ci sono proprio le catene con cui a San Patrignano si legavano tossicodipendenti in crisi d’astinenza. Condannato prima, assolto in appello, Muccioli da questo processo ne uscirà a testa alta perchè in lui tutti vedono una persona capace di salvare vite, poco importa se come metodo usa la segregazione.

In questo percorso difficile e pieno di ostacoli, Muccioli non perderà mai l’appoggio della famiglia Moratti. Letizia e Gianmarco saranno al suo fianco in aula, nella comunità, pagheranno i migliori avvocati. E faranno una serie di donazioni a San Patrignano che permetterà alla comunità di diventare una vera e propria cittadina. Nel corso del documentario, come rivelano gli autori, si sarebbe voluto dare voce anche a Letizia Moratti che ha però scelto di non rilasciare nessuna dichiarazione.

3 SanPa: episodio fama

Il processo delle catene non distrugge ma fortifica San Patrignano dove arrivano ragazzi e ragazze da tutta Italia. Non solo, si dà anche la possibilità a chi è in carcere di poter scontare la pena con una sorta di riabilitazione e sono decine le persone che scelgono San Patrignano. Sono anni difficilissimi perchè per la prima volta in Italia si parla di HIV. Muccioli capisce quanto bisogno ci sia di cure per i suoi ragazzi tanto da far costruire all’interno della sua comunità un ospedale. Dà retta a tutti: nel tentativo di trovare una cura, ospita medici da ogni parte del mondo, tutti sembrano avere una cura per l’AIDS e i ragazzi di San Patrignano diventano in qualche modo delle cavie. Ci sono oltre 2000 persone, ci sono centinaia di sieropositivi e decine di persone che hanno già l’Aids.

Il consenso ha reso Muccioli uno degli uomini più in vista di Italia e il suo “delirio” di onnipotenza, come fanno notare anche gli ex ospiti della comunità, cresce sempre di più. Non è facile gestire oltre 2000 persone e presto, se ne pagheranno le conseguenze.

4 Sanpa: Declino

Non tutti gli ospiti della comunità sono in grado di subire le punizioni, tra l’altro emerge dalla docu serie un aspetto di non poco conto. Molti responsabili facevano il buono e il cattivo tempo, decidendo chi picchiare, come e quando. Non solo, sembra essere evidente, anche dalle tante testimonianze raccolte, che le donne subissero violenza senza poter essere aiutate in nessun modo. Forse tutti sapevano ma si andava avanti, perchè in fondo, quale sarebbe stata l’alternativa, il carcere o la morte?

In questo difficile momento succedono due cose nella comunità: Natalia si suicida e poche ore dopo un altro ragazzo si uccide, gettandosi dalla finestra. Il fratello di Natalia scopre della sua morte solo dopo, chiamando gli ospedali. Dalla comunità infatti gli avevano detto che sua sorella stava male, non che fosse morta. Ma il fratello di Natalia, ancora oggi, non crede al suicidio e si batte per la verità.

Succede qualcosa di altrettanto grave: Roberto Maranzano, ex ospite di San Patrignano, viene ritrovato morto, barbaramente ucciso di botte. Non a San Patrignano, ma ben lontano da Rimini. Era in provincia di Napoli, la sua terra. Le indagini iniziano ma si pensa a un regolamento di conti, in fondo Maranzano era solo un drogato, per tanti. Per i suoi figli era un padre di famiglia che cercava di disintossicarsi. Tutto tace fino a quanto un altro ex ospite decide di parlare. E racconta di come Roberto sia stato ucciso a San Patrignano. Un racconto che mostra il lato oscuro della comunità e che riporta Muccioli a processo.

A complicare le cose arriva una cassetta, una registrazione di Walter Delogu che rimescola le carte in tavola.

5 Sanpa: Caduta

Se in un primo momento Muccioli dice di non sapere nulla dell’omicidio di Maranzano, successivamente ammette di esser stato informato dopo i fatti. Ma questa volta l’opinione pubblica attacca e non tutti sono più dalla sua parte. Muccioli sta pagando per le scelte del passato ma forse anche per decisioni prese che non sono piaciute a tutti. Per la morte di Roberto viene processato e accusato il suo assassino che però non farà che pochi giorni di carcere. Per Muccioli resistere alla nuova ondata di accuse e indignazione non è facile. I suoi ragazzi lo vedono sempre meno in comunità fino alla malattia. Si parla di una sorte di depressione che lo porterà alla morte.

La morte di Vincenzo Muccioli: aveva davvero l’AIDS?

Ma la docu serie che regala un colpo di scena dietro l’altro, anche sul finale dà un colpo di coda inatteso. Mentre Walter Delogu nulla vuole dire sulla morte di Vincenzo Muccioli, a parlare sono altre persone che erano nella comunità. Fabio Cantelli, senza troppi giri di parole, ricorda che tutti sapevano che Vincenzo Muccioli fosse sieropositivo. Lui stesso aveva raccontato di come era stato contagiato, mentre curava la prima persona malata in comunità, pungendosi con la stessa siringa usata, aveva raccontato.

Per tanti Muccioli è morto di AIDS ma i suoi familiari, il figlio Andrea su tutti, ricordano che è deceduto per cause naturali. Il mistero resta aperto nel finale in cui ci si continuerà a chiedersi quanto per fare del bene si possa usare qualunque metodo.

La figura di Vincenzo Muccioli tra odio e amore

Gli stessi ex ospiti di San Patrignano non riescono ancora a spiegarsi che genere di sentimento provino per Vincenzo. Lo hanno amato tantissimo, come si ama un padre, come si ama Dio, come si ama un salvatore. Ma lo hanno anche odiato in diverse occasioni, si sono posti domande, non si sono mai dati risposte. Dalla passione per i cavalli agli abiti costosi al suo essere sempre al centro di dibattiti dalla tv ai giornali. Dalla sua misoginia al legame con la famiglia. Un delirio di onnipotenza per alcuni, la voglia di fare del bene per altri. Una figura carismatica e controversa allo stesso tempo, capace di tanto bene ma anche di tante sofferenze. Sta a chi guarda, decidere che cosa perdonare, che cosa sacrificare, che cosa giustificare, che cosa condannare.

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