Questo è un uomo in onda sabato sera su Rai 1: la trama

Dopo averci portato nella stanza di Anne Frank, la Rai continua il viaggio per non dimenticare. E questa volta lo fa sempre al sabato sera, ma con un film dedicato alla storia di Primo Levi. “Questo è un uomo” è il film che andrà in onda il 30 gennaio 2021 subito dopo Affari Tuoi. Il film, che arriva nella settimana dedicata alla giornata della memoria, ricostruisce i momenti salienti della vita di Primo Levi, dalla deportazione fino agli ultimi anni della sua vita, toccando i temi fondamentali che hanno caratterizzato la sua biografia e la sua opera.

Come avrete intuito, il titolo del film si ispira al romanzo di Primo Levi, Se questo è un uomo, opera memorialistica dello scrittore, scritta tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947.

Questo è un uomo in onda sabato 30 gennaio 2021 su Rai 1

Il racconto dà vita al ritratto inedito di uno scrittore e intellettuale che ha profondamente segnato la cultura italiana del dopoguerra. La fiction è integrata dalle interviste di chi ha conosciuto Primo Levi e ne ha compreso aspetti umani essenziali: Marco Belpoliti (scrittore e studioso di Primo Levi), Edith Bruck (scrittrice testimone, amica-sorella in sorte di Primo Levi), Noemi Di Segni (Presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane), Anna Foa (storica), David Meghnagi (psicoanalista e scrittore), Moni Ovadia (uomo di teatro, attivista dei diritti civili e sociali), Giovanni Tesio (docente e critico letterario).

Con l’apporto del materiale di repertorio che contestualizza storicamente la vicenda biografica, e delle preziose interviste dello stesso Primo Levi, la docufiction restituisce il senso profondo della testimonianza dello scrittore e ci mostra come il suo principale insegnamento resti ancora oggi attuale e imprescindibile: custodire la memoria da ogni forma di oblio e negazionismo, per evitare che il passato ritorni uguale ed oscuri nuovamente la nostra vita e la nostra libertà. 

Questo è un uomo: la sinossi del film

Sulle montagne piemontesi, al confine con la Savoia francese, Primo Levi passeggia in una zona dalle vette dolci, non particolarmente elevate. È solo. Chissà quante volte lo ha sognato, quel silenzio. Quante volte, in quell’anno passato ad Auschwitz, quando non aveva nemmeno vent’anni, ha immaginato di tornare sulle sue amate montagne. In Se questo e un uomo scrive che non c’era tempo, nel lager, per i ricordi e la nostalgia.

Ora Primo e un uomo apparentemente tranquillo. Dimostra un’età indefinita, il pizzetto e i capelli bianchi fanno pensare che abbia poco più di sessant’anni, ma potrebbe anche essere più vecchio, perché la sua vita non e stata una vita qualunque. Ha attraversato il Novecento nel suo momento
peggiore. Ma ora che passeggia tra le sue amate montagne, in una giornata fresca, perfetta per camminare e pensare, Primo sta bene.

Fin quando non mette un piede in fallo e rischia di cadere in uno strapiombo. Urla, teme di morire, da solo nel profondissimo silenzio montano, lui che ha scampato la morte nel lager. Ma per fortuna
qualcuno lo ascolta e lo salva. È un uomo, forse poco più giovane di lui. Un uomo di pochissime parole, che vive come un eremita in una casupola in mezzo al nulla e fuori dal tempo che lo invita a riposarsi da lui. Primo teme di essersi slogato una caviglia, un po’ di riposo gli farà bene prima di tornare a valle dagli amici e dalla moglie. Ma può fidarsi di quello sconosciuto? E perché il volto, le movenze, perfino delle allusioni, lasciate cadere con apparente noncuranza dal suo ospite gli ricordano un compagno di prigionia? Un ragazzo taciturno e apparentemente indifferente a tutto. Uno pericoloso, lo definisce lo scrittore nelle prime pagine di Se questo è un uomo. Di lui si sanno solo le ultime tre cifre del suo numero di matricola: 018. NullAchtzehn, in tedesco. È l’unico personaggio del libro che non ha un nome, presentato solo come numero, quindi già degradato a sottouomo. Un sottouomo che non compare più nella narrazione, segnato per sempre da quello che ha vissuto…

Una produzione Red Film in collaborazione con Rai Fiction; con Thomas Trabacchi, Sandra Toffolatti, Werner Waas,per la regia di Marco Turco.

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