Something Very Bad Is Going To Happen è un capolavoro o una trashata?
Vale o non vale la pena vedere la serie Something very bad is going to happen? Proviamo a spiegarvelo con la nostra recensione
Ci sono serie che ti conquistano subito e serie che, invece, ti costringono a prendere posizione. Something Very Bad Is Going To Happen appartiene senza dubbio alla seconda categoria. La nuova miniserie Netflix in otto episodi, creata da Haley Z. Boston e prodotta esecutivamente dai fratelli Duffer dopo la fine di Stranger Things, si presenta come un horror da matrimonio maledetto, ma in realtà si muove in un territorio più sfuggente, più ambiguo, quasi più letterario che spaventoso.
È una storia di presagi, di famiglie disturbanti, di amori che forse non sono ciò che sembrano, di rituali che assomigliano a una condanna. E proprio per questo, nel giro di pochi giorni dall’uscita del 26 marzo 2026, ha già spaccato in due critica e pubblico. Su Rotten Tomatoes ha un ottimo 83% di recensioni positive da parte dei critici, mentre il punteggio del pubblico scende al 68%; su Metacritic il giudizio della stampa è “generally favorable” con 65/100, ma il voto utenti è più freddo, fermo a 6.0. È il segnale più chiaro possibile: non è una serie che mette tutti d’accordo.
Something Very Bad Is Going To Happen è un capolavoro o una trashata?
La domanda, allora, è inevitabile: siamo davanti a un piccolo gioiello gotico e noir, magari imperfetto ma magnetico, oppure a un prodotto che si prende terribilmente sul serio senza sapere davvero dove vuole andare a parare? La risposta più onesta è che Something Very Bad Is Going To Happen riesce a essere entrambe le cose, a seconda di ciò che si cerca quando si preme play. Per una parte della critica americana e internazionale, la serie funziona proprio perché rinuncia all’horror più convenzionale e punta tutto sul malessere, sull’attesa, su quel tipo di tensione che non arriva dai jump scare ma dalla sensazione che qualcosa sia già irrimediabilmente corrotto.
The Guardian ha parlato di un’opera talmente efficace da lasciare “isterici sul divano”, lodandone l’atmosfera, il senso di minaccia e soprattutto il modo in cui trasforma il matrimonio in una trappola psicologica. Anche The Times ha elogiato la capacità della serie di costruire ansia e terrore con gradualità, senza vergognarsi di virare poi nel sangue e nel grottesco. L’Irish Times, dal canto suo, l’ha definita “stylish, witty and terrifying”, insistendo sul fatto che la sua vera forza sia la foreboding, quella cupa sensazione di disastro imminente che cresce scena dopo scena.
E in effetti è qui che la serie colpisce davvero. Chiamarla semplicemente horror rischia di essere riduttivo. C’è dell’horror, certo, ma è un horror quasi laterale, più evocato che mostrato nella prima metà, più interessato a insinuarsi sotto pelle che a terrorizzare in modo diretto. Il cuore del racconto è gotico, perché tutto ruota attorno a una casa-famiglia che sembra custodire segreti antichi, a una sposa che entra in un mondo non suo, a riti, sangue, genealogie e figure femminili che sembrano uscite da una fiaba nera.
C’è anche una dimensione noir, perché il racconto procede come un labirinto di segnali, bugie, intuizioni e simboli che chiedono di essere decifrati. E c’è perfino un tocco di fantascienza, o quantomeno di fantastico metafisico, perché la serie ragiona in termini quasi cosmici sul destino, sulla ripetizione, sulla possibilità che l’amore non sia solo scelta ma una forza già scritta altrove. Non è un caso che molte letture critiche insistano più sui temi del matrimonio, dell’identità e della paura di legarsi alla persona sbagliata che non sulla paura in senso stretto. Anche Time, pur molto meno entusiasta, riconosce che la serie vuole parlare soprattutto di anime gemelle, famiglia e idee ereditarie sull’amore.
Il problema è che questa ambizione, per alcuni, diventa il suo limite più evidente. Perché se sei disposto a farti portare in un incubo elegante, sospeso e volutamente irrazionale, Something Very Bad Is Going To Happen può sembrarti ipnotica. Ma se ti aspetti una narrazione compatta, una mitologia chiarissima o un orrore più netto, allora il rischio di trovarla frustrante è altissimo. Time è stata durissima sul ritmo, sostenendo che la serie impieghi troppo tempo a mettere sul tavolo le sue vere domande e che finisca per nascondere la mancanza di risposte davvero illuminanti dietro twist prevedibili. Il Daily Beast ha parlato di un prodotto “bafflingly bad”, criticando il sovraccarico di elementi sinistri, la confusione narrativa e l’impressione che, a forza di accumulare stranezze, la serie finisca per svuotare il proprio mistero. Anche Decider si è schierato sul fronte negativo, consigliando di saltarla perché troppo dipendente dall’atmosfera e troppo poco solida sul piano del racconto.

È qui che nasce l’accusa più feroce, quella di “trashata”. Ma forse la parola giusta non è trash. Il trash, di solito, esplode, esagera, invita quasi al divertimento involontario. Something Very Bad Is Going To Happen invece è serissima, persino austera nel modo in cui mette in scena il proprio delirio. Semmai si può dire che sia una serie eccessiva, barocca, a tratti talmente innamorata della propria atmosfera da dimenticarsi di dare ossigeno alla storia. Alcuni recensori l’hanno percepita come una slow burn affascinante; altri come un allungamento artificiale di un’idea che forse avrebbe funzionato meglio in un film da due ore. Anche il riassunto delle prime recensioni raccolto da GamesRadar nota proprio questo: da una parte i paragoni con Mike Flanagan e con il thriller hitchcockiano, dall’altra l’obiezione che il buildup sia troppo lungo e che il materiale narrativo non basti sempre a sostenere otto episodi.
>>> Proviamo a spiegarvi il finale di Something very bad is going to happen
Il punto, allora, non è stabilire se la serie sia “bella” o “brutta” in senso assoluto, ma capire perché divida così tanto. E la risposta sta tutta nel suo patto con lo spettatore. Something Very Bad Is Going To Happen non vuole rassicurarti con una logica pulita. Vuole farti sentire a disagio. Vuole farti dubitare di quello che vedi. Vuole prendere un universo riconoscibile, quello del fidanzamento, della famiglia del partner, del matrimonio come promessa romantica, e trasformarlo in un meccanismo di annientamento. È per questo che tanti la definiscono magnetica: non tanto perché ogni tassello sia perfetto, ma perché l’insieme ha un potere di attrazione difficile da negare. Su Reddit, nelle discussioni tra spettatori, si leggono reazioni opposte ma molto nette: c’è chi la definisce “excellent”, lodando interpretazioni e atmosfera, e chi invece apprezza l’idea iniziale ma si raffredda quando la serie svela il proprio mistero e cambia pelle, sostenendo che da quel momento la tensione si sgonfi.
A pesare, inevitabilmente, è anche il nome dei Duffer. Anche se qui non sono gli autori diretti ma executive producer, la loro presenza è bastata a caricare la serie di aspettative enormi. Per molti spettatori, il richiamo a Stranger Things è stato automatico: se dietro ci sono i creatori di una delle serie simbolo di Netflix, allora ci si aspetta un altro fenomeno, o quantomeno un racconto capace di unire atmosfera, mitologia e coinvolgimento emotivo con la stessa immediatezza. Ma Something Very Bad Is Going To Happen non gioca quella partita. È più adulta, più aspra, più astratta, meno pop. E forse anche per questo delude chi cercava un nuovo titolo evento in grado di replicare quell’impatto. Persino le recensioni più positive precisano che non è una serie per tutti e che non chi cerca una raffica di spaventi troverà necessariamente quello che desidera.
Eppure liquidarla come una serie “senza né capo né coda” sarebbe ingeneroso. Perché un capo e una coda ce li ha, eccome: semplicemente non offre il tipo di chiarezza che una parte del pubblico vorrebbe. La sua logica è simbolica prima che razionale. Le sue immagini contano quanto, e talvolta più, delle spiegazioni. Jennifer Jason Leigh, Camila Morrone e il contesto familiare malato costruiscono un universo in cui il vero terrore non è il mostro, ma l’idea di consegnarsi a una vita sbagliata per sempre. Anche chi l’ha criticata più duramente ha riconosciuto che la seconda metà migliora e che il finale, pur non risolvendo tutto, ha qualcosa di “clever” e di elettrizzante. Il che significa che perfino fra i detrattori esiste la percezione di un’intuizione forte, di un nucleo fertile che non sempre trova la forma perfetta ma che non lascia indifferenti.
Allora, vale la pena vederla? Sì, ma sapendo bene che tipo di viaggio è. Vale la pena se ami le serie che preferiscono il clima alla spiegazione, la suggestione alla chiarezza, l’inquietudine lenta al colpo di scena ogni dieci minuti. Vale la pena se ti affascinano i racconti gotici moderni, dove il matrimonio diventa un rito di passaggio verso qualcosa di oscuro e dove l’amore è osservato come una forma di fede, o di follia.
Vale molto meno la pena, invece, se pretendi una mitologia perfettamente oliata, se non sopporti gli oggetti simbolici che restano sospesi e se per te un horror deve fare davvero paura in modo classico. In questo senso non è né un capolavoro indiscutibile né una semplice trashata: è una serie sbilenca, ambiziosa, elegantemente malata, che a tratti sfiora il geniale e a tratti si compiace del proprio enigma fino a smarrirsi. Ma proprio per questo, forse, merita almeno una visione. Perché oggi le serie che mettono tutti d’accordo si dimenticano in fretta. Quelle che dividono, invece, continuano a inseguirti anche dopo i titoli di coda.
Per noi di UNF il voto alla serie Something very bad is going to happen è un 7,5.