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Per un nuovo femminismo rispettoso: le parole di Davide Rondoni

Davide Rondoni ci ha chiesto di poter commentare quanto successo sabato nella puntata di Bar Centrale su Rai 1

bar centrale davide rondoni commenta la puntata

Dopo la puntata di Bar centrale di sabato scorso, Davide Rondoni commenta sul nostro sito, quello che è accaduto in tv

La lite in tv tra due donne, Rosanna Lambertucci e Serena Bortone, in un programma in cui sono ospite, sul tema del rapporto tra donne e mondo del lavoro fa riflettere. Le donne litigano sulle donne. È il paradosso. Si tratta di due persone intelligenti e donne, nel loro campo, di successo. Allora perchè arrivano a litigare mentre una terza donna, intelligene e brava come Elisa Isoardi provava a farle ragionare? Provo a spiegare qule che anche in trasmissione tentavo di dire, ma che le due ospiti hanno,  litigando e strepitando, fatto passare in secondo piano come spesso capita. Chi la bolla come “eresia” può così avere occasione di riflettere meglio.

Qui il nostro articolo sulla lite in tv

Davide Rondoni commenta quello che è successo a Bar Centrale

Prima alcune premesse. Credo in alcune differenze fondamentali tra uomo e donna, e non credo che la realizzazione di una donna stia nel somigliare a un uomo. Vedo che ci sono antiche e nuove diseguaglianze nel trattamento sul lavoro, nonostante, anche in Italia, avvengano miglioramenti. E che ovviamente permangono stereotipi, vecchi e nuovi, in un senso e nell’altro. Vorrei provare a evitarli e a tracciare l’unica strada che permetta un femminismo rispettoso e non isterico. Primo principio: L’uguaglianza non coincide con la identità di azioni, di funzioni, o di ruoli. L’uguaglianza è una questione di valore. Insomma non si ha uguale valore quando si fanno le “stesse” cose, ma quando ad azioni, funzioni, ruoli pur diversi si riconosce il  medesimo valore. Questo vale in ogni ambito. E come nello sport il valore di un titolo vinto in un campionato femminile è il medesimo di quello vinto in uno maschile, occorrerebbe che fossero possibili carriere non uguali ma di uguale valore alle donne che vogliono e hanno diritto di mantenere alcune prerogative legate alla propria natura, diversa da quella maschile.

Non solo per via di certe attitudini diverse che ovviamente sono preziose in ogni tipo di lavoro ma soprattutto di organizzazione conseguente della vita. Intendo che oggi vale un modello di carriere (sospinto dal modello capitalista onnivoro e onnipresente) per cui pare ovvio che una persona sia giovane che matura, se vuole fare una carriera significativa, deve essere disposta a passare 10-12 ore quando non di più sul  lavoro o di poter viaggiare continuamente, o altre forme di dedizione che difficilmente si sposano con una vita femminile che non solo ha talune qualità e anche certe esigenze fisiche, e che voglia eventualmente avere tempo per stare con figli e curare la propria casa. E l’unica chance oggi proposta alle donne è di essere come uomini.

E non si creda di risolvere con le pur utili forme di congedo parentale anche per gli uomini, a meno che si voglia negare una evidenza lapalissiana, ovvero la quantità e la qualità di necessità che un piccolo ha verso la madre (e viceversa) e il tipo di relazione che lega madre e figli è diversa da quella altrettanto importante ma diversa che lega padre e figli . La via che porterebbe a un femminismo rispettoso prevede una riflessione sulle forme di una carriera che, sfuggendo ai dicktat di una organizzazione turbo-capitalista e maschilista del lavoro, ne disegnasse la possibilità. Davvero c’è un solo modo – quello ora imposto come modello tendenzialmente maschile quando non maschilista – per svolgere certe funzioni, per esercitare certe responsabilità ? E quest’unico modo – oggi ritagliato sulla figura maschile- essendo raggiunto da talune (poche) donne che vi si uniformano non funziona paradossalmente da ulteriore frustrazione trle donne, dividendole in capaci di serie A  incapaci di serie B? Oggi non poche donne sono al vertice di importanti aziende e organizzazioni – ma quante donne potrebbero permettersi quel tipodi modello? Mi aspetto dalle femministe più intelligenti e rispettose proposte in tal senso, che non si limitino a sussidi o quote rosa come se ci fosse da difendere una specie in estinzione o da premiare una donna non perchè vale ma perchè donna… Bel risultato…Invece di inseguire un modello maschile o, peggio, neutro di figura umana in carriera, si tratta di disegnare varie possibilità di uguale valore. Si tratta davvero di cambiare la società.

Non si tratta di fare tutti i cento metri in 9 secondi diventando tutti uguali, ma di riconoscere il medesimo valore anche se uno ci mette 12 secondi o fa 200 m o una strada a curve. E invece di lamentarsi che un datore di lavoro privato decide di investire i suoi soldi assumendo un uomo che non avrà certe esigenze o forse certe pause, non sarebbe meglio immaginare un modo per cui a un percorso diverso più aderente alle esigenze di una donna si riconosca uguale valore in termini di carriera e economici? Davvero c e un solo modo per fare l’ingegnere capo ? il direttore commerciale ? il responsabile risorse umane? solo un modo per fare il CEO di una azienda, o il capo di un banca o un vertice di qualsiasi azienda ? Accettare un solo modello vuol dire sopprimere le differenze, non esaltarle. Mi aspetto perciò dalle femministe una lotta più intelligente e più rispettosa. Che permetta a chi non vuole aderire a un solo modello di sceglierne altri senza sentirsi minore. Liberamente per tutte: un modello A e uno B o C o Z diversi eventualmente come modo di condurre azioni e funzioni ma di riconosciuto uguale valore.  Altrimenti questo capitalismo che non a caso vezzeggia un femminismo inseguitore di un solo modello di carriera farà sempre più litigare le donne, come già accade tra chi fa la più femminista, avendo fissato un binario obbligato,  e le “userà” per i suoi fini.

Davide Rondoni

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1 response to “Per un nuovo femminismo rispettoso: le parole di Davide Rondoni

  1. Avevo intravisto la trasmissione e ho volutamente cambiato canale, per intuizione: lo scritto di Rondoni qui mi conferma che non serve a nulla partecipare a momenti con contraddittorio perché “ gli altri” urlano sempre più di noi, che cerchiamo di argomentare. La questione “femminismo” è uno dei cavalli di battaglia del nostro “ Pro-life insieme “, realtà nazionale che cerca di incidere sulla società per cambiare la mentalità ostile alla vita nascente, alla famiglia naturale, alla donna e all’uomo. La rivoluzione parte dalle parole: insistere nell’ usare il termine “ femminismo” non aiuterà , perché molti provano idiosincrasia ( giustamente) verso chi urla e aggredisce, e si identifica in questo termine.
    Tale la cifra stilistica delle donne che si ostinano, nel 2026, a mezzo secolo dagli esordi, a definirsi così e a insistere come in un mantra da disco rotto a chiedere sempre una parità che in realtà è una sopraffazione. Soprattutto non si sente mai avanzare una proposta costruttiva: no alla famiglia, no alla donna che si dedica ai figli, no all’uomo in carriera, visto quasi sempre come un potenziale stupratore. L’unico “ sì” resta quello all’aborto , in realtà anch’esso un “no”, alla vita del più piccolo e più fragile degli esseri viventi.
    L’ostinazione a battere e ribattere sempre sugli stessi tasti ha il sentore della preistoria, rivela tra l’altro ostilità e mancanza di rispetto verso tutte quelle donne che silenziosamente riescono a esprimere il meglio di sé nel lavoro e nella famiglia, senza rivendicazioni ma soltanto grazie alla intelligenza che caratterizza il “ genio femminile”. Sarebbe bello che altre donne, femminili, si unissero alla comunità che ha a cuore una società pacificata, accogliente, volta verso l’altro e non solo verso se stesse.
    Prof. Vittoria Criscuolo
    Vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “
    http://www.prolifeinsieme.it

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