Farmaci, eccessivo il consumo degli antidepressivi

Trenta confezioni di medicinali a testa, troppi tra i farmaci consumati gli antidepressivi. Sono questi i dati pubblicati sul rapporto realizzato dall’Osservatorio sull’impiego dei medicinali (OsMed), presentato all’Aifa alla presenza del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha quantificato in oltre 1,8 miliardi di confezioni il numero di medicinali acquistati dagli italiani durante l’anno scorso nelle farmacie pubbliche e private. Nonostante i numeri sembrino molto elevati, il numero di prodotti farmaceutici venduti nel 2012 si è ridotto dello 0,4% rispetto ai dodici mesi precedenti. La spesa per l’acquisto di medicinali è stata pari a 25,5 miliardi di euro, di cui il 76% è stato rimborsato dal Servizio sanitario nazionale.
Tra i farmaci più venduti restano al primo posto quelli cardiovascolari, davanti a quelli che per la cura dell’apparato gastrointestinale e a quelli per gli organi emopoietici, mentre cala l’acquisto dei tradizionali antibiotici con una riduzione del 6,1 per cento rispetto al 2011.

I dati che hanno destato maggiore preoccupazione sono quelli che riguardano l’uso degli antidepressivi che sono in costante aumento. Rispetto al 2004, infatti, la vendita di questi prodotti è aumentata del 4,5%. Le donne sono le principali vittime della depressione e il numero delle persone costrette ad utilizzare antidepressivi cresce di pari passo con l’aumentare dell’età.
Secondo i dati pubblicati sul  rapporto realizzato dall’Osservatorio sull’impiego dei medicinali (OsMed), la Sicilia è la regione che consuma più farmaci con la media di mille dosi al giorno per ogni mille abitanti. In questa particolare classifica, la Sicilia è seguita dal Lazio, Sardegna e Puglia, mentre la Provincia autonoma di Bolzano è il fanalino di coda delle regioni in cui si  acquistano meno confezioni.

In crescita rispetto all’anno precedente c’è anche la vendita dei farmaci generici e dei cosiddetti farmaci “orfani”, quelli utilizzati per la diagnosi, la prevenzione e il trattamento delle malattie rare,  quelle cioè che colpiscono con più di cinque persone ogni diecimila abitanti.

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