Valter Longo al semaglutide per dimagrire risponde con la pizza da mangiare spesso con la sua dieta
Semaglutide, Ozempic, ormai li conosciamo tutti ma Valter Longo li boccia, per dimagrire meglio la sua dieta, più efficace mangiare di più che di meno
Valter Longo, grande studioso di longevità, boccia il semaglutide per dimagrire, noto come Ozempic, tristemente sulla bocca e nello stomaco di troppe persone. Al Corriere della Sera spiega cosa mangia lui, qual è la sua dieta, cosa preferisce e a sorpresa Valer Longo mangia la pizza e la mangia anche spesso solo che fa sempre attenzione ad eliminare un ingrediente.
La sua dieta mima digiuno è da seguire ogni tre o quattro mesi, aggiunge che è importante consumare sempre tutti i pasti della giornata nelle 12 ore, all’interno di questo arco temporale, quindi seguire sempre le 12 ore di digiuno. Semplice perché basta mangiare presto a cena e poi fare colazione al mattino. Possiamo riuscirci tutti senza ricorrere a metodi che appaiono più semplici ma che alla fine anche per Valer Longo, e non avevamo dubbi, non sono quelli giusti >>>Qui La dieta di Valter Longo, le 10 regole che integrano la dieta mima digiuno
Valter Longo la sua dieta
“Per dimagrire bisogna mangiare di più. Il semaglutide? La dieta mediterranea è più efficace” riporta il Corriere svelando la dieta di Valter Longo, ciò che lui mangia.
Mangia ciò che predica: “Per colazione friselle integrali che arrivano da Altamura, su cui spalmo una crema di mandorle pugliesi e cacao, una mela o del melone, té verde e nero mischiati – aggiunge – pranzo solo nel fine settimana, normalmente verdure e pesce come salmone, orate, spigole, sardine e acciughe; la sera, mi gusto un minestrone enorme con 80 grammi di pasta, 250 di verdure (spinaci, broccoli, carote, ecc.) oltre a 250 grammi di legumi”.
Non è semplice seguirla ma alla domanda se mangia la pizza risponde: “La mangio spesso, ma senza formaggio”, quindi niente latticini.
Usare il semaglutide per dimagrire? La sua risposta è semplice: “Usare il semaglutide è un’assurdità”. Per quanto riguarda il rapporto tra obesità e diabete e l’uso del semaglutide spiega: “Se per due anni un paziente con obesità e diabete ha provato senza risultati e seguito da un nutrizionista a seguire la dieta mediterranea si può provare il farmaco agonista del recettore del GLP-1. Però non è detto che abbia senso: il 92% dei pazienti smette entro due anni e poi nell’arco di 6-12 mesi, riprende la massa grassa e non muscolare. Per chi continua, il semaglutide può ridurre la mortalità cardiovascolare del 10%, ma seguire la dieta mediterranea può ridurla del 20%”.
C’è da riflettere e da usare il buon senso, magari anche evitare di pubblicizzare farmaci.