Libri più belli da leggere, Lolita

Libri più belli da leggere  – Recensioni

Lolita

Ci abbiamo pensato un momento prima di metterci al computer e scrivere. Forse parlare di un libro come questo potrebbe ancora oggi scandalizzare, potrebbe sembrare una esaltazione della letteratura erotica. Ma se ancora oggi se ne parla un motivo c’è. E’ per questo che il libro scandalo di Vladimir Nabokov, Lolita, nella nostra edizione Adelphi del 2004, 395 pagine tradotte da G. Arborio Mella, vogliamo inserirlo nel filone dei libri piu’ belli. L’opera uscì, contrastata, censurata, criticata in Italia nel 1959. La storia della piccola Lolita, nomignolo di Dolores Haze, e dell’amore scabroso col dottor Humbert – che sposa la madre di Dolores pur di stare con la sua ragazzina – a quei tempi non poteva passare inosservato. Da un lato ancora oggi, il prologo di Humbert, che in tutto il libro scrive in prima persona gli eventi che accadono, non piacerà a molti: una esaltazione delle bambine “ninfette” presentate come donne in grado di amare è una strenua difesa del dottore per presentarsi come uomo caduto nelle maglie della sensualità. Ma venendo poi a tutto l’intreccio, ci sembra di leggere fra doppi sensi, giochi di parole e metafore talmente ambigue a volte da lasciarne sfuggire il senso, la storia di due persone sole, non amate e anzi abbandonate dal mondo. Humbert, solitario e misantropo, che alla vista di Dolores sembra riprendere vita. La bambina Lolita che nel suo eterno combattimento generazionale con la madre non ha un senso. I due personaggi si conoscono, si piacciono e scoprono che l’unico spazio che il mondo gli ritaglia è quell’amore impossibile. Sfidano le leggi della morale, della sessualità e del buon senso. Vogliono solo essere amati. In modo sbagliato, ma vogliono solo questo. Arrivano a ridicolizzarsi, a commettere altri atti immorali per legarsi infinitamente. Nabokov traduce con un linguaggio secco e reale il bisogno dell’uomo di essere amato. Per questo va annoverato nei libri più belli, per questo non va censurato ma anzi letto.

Gabriele Scardocci

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