Mondocane una favola dark in una Taranto post apocalisse: la recensione

Se arrivi al cinema senza sapere che MondoCane non è un racconto denuncia sull’Ilva e che Alessandro Borghi non è un dipendente dell’acciaieria, resti particolarmente sconvolto nello scoprire che il film che stai per vedere, non ha nulla di quello che avevi immaginato. Se invece conosci il regista della pellicola, Alessandro Celli, e hai letto qualche accenno sulla trama del film presentato qualche giorno fa alla mostra del cinema di Venezia, allora non ti stupirai di nulla e ti lascerai facilmente trasportare in un mondo diverso da quello che forse immaginavi. Un futuro, forse neppure troppo lontano, dove ci sono bambini che non sono mai andati a scuola, altri che lavorano e studiano ricordando le impostazioni di vecchi regimi. C’è una Taranto divisa in due: quella vecchia, con zone da decontaminare e contaminate, quella in cui si vive in modo randagio, ci si nasconde, si sogna un futuro diverso o si è rassegnati a quello che è stato. E c’è una Taranto nuova, che ha voltato pagina ma che è spesso preda della crudeltà di chi vive oltre il confine, nell’ombra. Ci sono le formiche, ci sono i randagi, ci sono le autorità. E poi ci sono Mondocane, Pietro, e Pisciasotto, Christian, i veri protagonisti della storia ( interpretati dai bravissimi Dennis Protopapa e Giuliano Soprano ) , che vuole essere forse, anche un inno mancato all’amicizia. Perchè nel mondo delle formiche, che lottano per togliere ai ricchi e dare ai poveri, non c’è spazio per la trasgressione, e forse neppure per i valori. Il finale però ci dimostra che sono i buoni, i puri dal cuore sgombro da crudeltà e cattiveria, ad avere speranza, per un futuro migliore, sempre.

Nella favela nata all’ombra dell’acciaieria, i figli dell’abbandono sopravvivono senza legge. Dimenticati nella città simbolo di un paese segnato dal degrado ambientale“.

Mondocane: la recensione

Il film di Celli è un racconto di fantascienza, che quasi fino alla fine ci porta a chiederci come andrà a finire, perchè 1 ora e 45 minuti di pellicola potrebbero in realtà non bastare a raccontarci la storia di Pietro e di Christian. Ma invece bastano, perchè il messaggio arriva dritto a chi lo vuole percepire. E’ sicuramente una operazione complessa e coraggiosa e probabilmente se nel cast non ci fosse stato Alessandro Borghi, il film sarebbe stato criticato ancora più aspramente. Ma per l’ennesima volta l’attore romano, regala una interpretazione eccellente, un po’ più Aureliano, un po’ meno Massimo, questa volta Borghi è un sorridente giocherellone che diventa killer spietato di quegli stessi bambini e ragazzi che aveva preso sotto la sua ala protettiva ( e per fortuna non gli si è chiesto di parlare con l’accento tarantino -barese, tra le oscenità di questa pellicola). Un po’ mangiafuoco, un po’ il Fagin di Oliver Twist, Borghi è il perfetto cattivone in questa favola dark, e come cattivo del racconto, avrà anche il finale che merita.

Quello che si racconta nel film tra l’altro, non è solo il mondo intorno all’Ilva che è imploso, portando i bambini a non sapere neppure cosa sia un crocifisso. C’è di più. C’è una Italia che ha più Roma come capitale, c’è un paese dal quale si vuole scappare e si ambisce a una meta in particolare, l’Africa. E’ un mondo rovesciato nel quale il cinismo e la cattiveria sono il motore trainante per cui vuole andare avanti senza scrupoli. Un racconto di formazione che ha il suo happy ending e che ci permette di credere che per i buoni, c’è sempre un destino migliore.

Mondocane al cinema

Regia: Alessandro Celli
Interpreti: Alessandro Borghi, Barbara Ronchi, Ludovica Nasti,Dennis Protopapa, Giuliano Soprano
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 115′
Origine: Italia, 2021

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