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Anche Ultimo dice la sua sui concerti live: la riflessione

La riflessione di Ultimo sui social dopo quello che è successo a Olbia in occasione dell'evento organizzato da Salmo

Quello che è successo a Olbia, con il concerto improvvisato di Salmo e gli assembramenti che si sono creati contro ogni regola anti covid, ha scatenato un vero e proprio dibattito. Ed è chiaro che molti artisti non riescono ancora a credere che il settore sia fermo, che ci siano tante restrizioni soprattutto per i grandi concerti. E’ altrettanto vero però, che ancora molte persone non sono vaccinate e che è davvero complicato pensare di aprire ai live con migliaia di persone in un contesto come quello in cui viviamo. Qualcosa è chiaro, si dovrà pur fare, ma nel rispetto delle regole, ci permettiamo di dire, non scegliendo di non rispettarle, come è successo a Olbia. Una riflessione in merito ieri l’ha fatta anche Ultimo, che ha deciso di dire la sua spiegando quello che è oggi il punto di vista di un artista fermo da tempo.

Ultimo e la riflessione sui grandi concerti: le sue parole sui social

Ecco che cosa ha scritto Niccolò:

Il problema dei concerti è che nessuno si prende la responsabilità di decidere cosa fare e come farlo. Ci sono concerti che non sembrano concerti, serate in discoteca che sembrano concerti, assembramenti concessi e assembramenti vietati. Che senso ha poter prendere ogni giorno aerei dove sono tutti attaccati – in un luogo chiuso e piccolo – e poi per dover fare un concerto in uno spazio aperto e grande, la gente deve stare seduta con mascherina e distanziata? Ah, ci sono anche concerti veri, fatti in paesi vicino al nostro. Lì si può andare volendo. Hanno tutti paura di decidere, perché farlo comporta delle conseguenze. E se queste dovessero essere negative, si perderebbero consensi. Ma la politica non può basarsi sul porto sicuro e sul non muoversi per paura di sbagliare. Siamo fermi da 2 anni e abbiamo la necessità di tornare a fare il nostro mestiere, come sta succedendo in altri paesi del mondo.

E ancora:

Io non sono un tecnico, ma se abbiamo introdotto il Green Pass, proviamo a tornare tramite questo strumento: con responsabilità e civiltà reciproca. Perché oltre il Green Pass sinceramente non so cos’altro possa esserci…. se anche con questo strumento continuiamo a limitare le capienze per me è sbagliato. C’è un virus e lo sappiamo tutti, ma dobbiamo poter tornare a vivere per imparare a convivere con lui. Senza terrore ma con grande attenzione. Si può fare. Anche non vivere è una malattia. Torniamo a vivere

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