Britney vs Spears il documentario Netflix con testimonianze inedite sorprende

Dopo tredici anni di tutela, nelle prossime settimane per Britney Spears le cose potrebbero cambiare. La sua richiesta davanti ai giudici a giugno, non era stata accolta, nonostante la coraggiosa testimonianza portata in aula contro suo padre e contro la sua famiglia. Ma Jamie Spears sembra essersi “arreso” dopo tutti questi anni di continue lotte e chissà cos’altro ed è stato lui a chiedere di non essere più il tutore di sua figlia, una richiesta che adesso lo stato della California dovrà approvare o meno. E le voci di chi ha chiede di salvare Britney ormai da anni, si alzano sempre più forti. Chi non ha parlato per tutti questi anni, dopo la confessione della Spears in aula lo fa. E sono tante le testimonianze raccolte anche nel film Netflix Britney vs Spears, che racconta, provando a sintetizzare in meno di due ore, quello che è successo in 13 anni della vita della popstar. Per lungo tempo la cantante è stata tacciata di non aver mai denunciato, e ancora milioni di persone fanno notare che avrebbe avuto modo di chiedere aiuto, se solo avesse voluto. Ed è anche per questo che la giornalista e la regista del film Netflix, nel loro documentario, raccontano anche di tutte le volte in cui Britney ci ha provato. Una lettera data a un amico, un modulo firmato nel bagno di un albergo, i contatti con altri avvocati ma soprattutto le tante minacce. Il vero motivo per il quale Britney tante volte ha deciso di andare avanti ( seppur ha lottato per lungo tempo) è legato alla custodia dei suoi figli. E’ evidente e chiaro a tutti che la cantante tenesse a loro più di ogni altra cosa al mondo e che per questo, è andata avanti, cercando di “vivere” o meglio di sopravvivere.

Britney vs Spears in attesa della decisione

 Il nuovo documentario Netflix diretto da Erin Lee Caar mostra dei documenti inediti e anche le testimonianze di chi in questi anni aveva scelto di non parlare e che scappava sentendo pronunciare il nome di Britney. Non di certo perchè non si sapeva che la popstar avesse aiuto, ma per la paura di tutto quello che c’era intorno. La “tutela” una entità così grande, così tenebrosa, così spaventosa…Oggi è il giorno. Il giorno in cui in California si dovrebbe decidere che cosa ne sarà di Jamie Spears e della sua tutela. Ha chiesto di non essere più il tutore di sua figlia, la palla passa in mano ai giudici. Gli avvocati di Britney hanno cercato in tutti i modi di dimostrare che lei per anni è stata solo sfruttata dalla famiglia, da chi l’ha fatta lavorare anche in condizioni precarie, da chi le ha somministrato farmaci che non avrebbe dovuto prendere, da chi le ha impedito di avere una vita dignitosa. E non solo perchè Britney, capace di far fatturare 50, 60 milioni di dollari all’anno era costretta a vivere con 8000 dollari al mese, e doveva anche chiedere i soldi per comprare i libri ai suoi figli, ma perchè è stata privata delle libertà che ogni essere umano dovrebbe avere, a prescindere da qualsiasi tutela.


Ho lavorato tutta la mia vita, non devo niente a nessuno. Voglio solo indietro la mia vita” dice Britney Spears nelle prime immagini del film Netflix. Ed è anche su questo che si basa una delle domande fondamentali che le due donne che hanno lavorato al film si pongono: come è possibile che una persona, definita “demente” da chi ha chiesto la tutela, possa lavorare per 10 anni realizzando e progettando da sola dei tour che avrebbero sfiancato, psicologicamente e fisicamente, anche popstar preparate e pronte per un lavoro di quel genere? Come è possibile che una persona che viene ritenuta incapace anche di guidare per 30 minuti la sua macchina o di decidere che cosa indossare, possa sedersi al bancone di X-Factor ed essere uno dei giudici del programma? Mille contraddizioni in tredici anni difficilissimi per la cantante accusata dai più, di non aver mai fatto sapere quello che stava passando. Ma in realtà, come si vede anche nel documentario, e come sostengono da sempre i fan di Britney che per lei hanno dato vita al movimento Free Britney, la cantante ci ha provato, eccome se ci ha provato. E ancora oggi, in attesa che i giudici si pronuncino, c’è chi punta il dito contro Netflix per la scelta di pubblicare a poche ore di una giornata così delicata, un documentario altrettanto forte. Che dovrebbe essere, a nostro avviso, solo la dimostrazione di quanto la Spears sia stata in trappola in questi anni.

L’ennesimo documentario tra l’altro. Mesi fa infatti, su Prime Video, era stato anche pubblicato un altro lavoro, realizzato dal New York TimesFraming Britney Spears, che approfondisce in particolare il rapporto dei media con il personaggio incarnato da Britney Spears . E se in quel caso, ci si era maggiormente concentrati sul ruolo di media, paparazzi e opinione pubblica, che avrebbero causati molti dei problemi di salute della Spears, nel film netflix, si va ancora più a fondo. E’ la tutela il centro della narrazione, si studia anche la figura del padre di Britney e anche il mondo che c’era intorno a lui, figure oscure di cui spesso non si può parlare. La stessa regista era stata diffidata da una delle persone più vicine al padre di Britney che aveva avuto anche un ruolo fondamentale nella gestione del denaro incassato dalla popstar grazie ai suoi tour.

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