Perchè il Sanremo 2026 di Carlo Conti è un ritorno al passato che potrebbe non far bene al Festival
Manca pochissimo a Sanremo 2026 ma questo Festival sarà molto diverso da quelli degli ultimi anni e forse non è un bene
Tra due settimane sarà Sanremo 2026. Cinque edizioni di Amadeus e una di Carlo Conti. Dal 2020 al 2025 Sanremo ha ritrovato smalto ma soprattutto il festival, ha ritrovato i BIG. Si quelli che si vedevano poco all’Ariston se non come super ospiti, quelli che venivano considerati inarrivabili. Quelli che mai si sarebbero messi in gioco. Per sei anni da quelle scale sono scesi super BIG della musica italiana, e sarebbe ora, anche difficile fare i nomi. E questo grande, enorme cambiamento, ha contribuito non solo ad avvicinare i giovanissimi al Festival ma anche a riportare gli amanti della musica davanti alla tv.
Record di ascolti, una emozione palpabile, grande attesa già mesi prima la kermesse. Sono stati anni difficili per Amadeus che ha dovuto vedersela con il covid, con l’Ariston vuoto. Con i tamponi, con tutte le difficoltà da affrontare ma con la consapevolezza di essere amatissimo dal pubblico e anche dagli artisti che a lui, devono molto. Rinascite, dischi venduti, palazzetti pieni, stadi. Record su record e la Rai si è goduta cinque anni di clamoroso successo. E poi c’è stato il Sanremo di Carlo Conti il 2025, un altro grande Festival che ha portato sul palco tanti BIG e ha macinato nuovi record di ascolti. Poi è successo qualcosa.
Sanremo 2026 un ritorno al passato che delude?
E’ successo che c’era una grandissima attesa per i nomi di questo Festival, per un Sanremo 2026 scoppiettante. Ma quando la lista dei BIG è stata presentata da Carlo Conti, si è ben compreso che la musica fosse cambiata. Il primo errore è quello di continuare a pensare che 20 non sia il numero perfetto ( già fatto da Amadeus). Sul palco arriveranno 30 BIG e se c’è lo scorso anno si era compreso che tutte queste canzoni non erano cosa buona e giusta, visto che a oggi ne ricordiamo forse 5, si è deciso di continuare su questa non retta via.
Il vero problema però, non sta neppure nella lista dei BIG noti o meno noti che arriveranno a Sanremo. Perchè se le canzoni hanno un loro valore, non esistono etichette di vecchio Big o nuovo Big. Il problema è arrivato dopo, quando Carlo Conti ha iniziato a parlare del contorno, che sembra invece diventare il piatto principale.
E così è arrivato il primo annuncio: la presenza di Laura Pausini come super protagonista, co-conduttrice per tutte le serate della kermesse. Ci risiamo: gli errori del passato. Pensare che i BIG debbano essere a Sanremo come ospiti o nelle vesti di altro. I veri BIG devono mettersi in gioco, devono cantare, non essere lì a presentare colleghi “di serie B” per l’occasione. E’ un pericoloso ritorno al passato che potrebbe cambiare le sorti della kermesse anche nelle prossime edizioni. Perchè non ci sarà solo Laura Pausini.
Ci saranno anche Achille Lauro, ad esempio, con il ruolo di co-conduttore. E poi ci saranno i super ospiti, come Tiziano Ferro annunciato oggi ( e si vocifera che arriverà di nuovo anche Eros Ramazzotti). Non solo un effetto di già visto, e la sensazione che manchino le idee. Ma il pericolo di mettere nell’ombra gli artisti che si metteranno in gara e che, come si suol dire, ci metteranno la faccia. Siamo tornati indietro nel tempo. Qualcuno dice che siano state le case discografiche a dire molti no a Carlo Conti. Non lo sappiamo e ci potrebbe anche stare.
Ma se i super BIG, quelli che vengono definiti tali, non partecipano, allora non chiami altri per riempire gli spazi. Vuoi grandi ospiti? Porti BIG stranieri o ti accontenti di fare lo spettacolo con i tuoi di cantanti. Perchè sia Carlo Conti che Amadeus lo hanno detto negli ultimi anni: i veri grandi ospiti sono i BIG di Sanremo. Peccato che quest’anno, non sia più così che il Sanremo 2026, non sarà così. Occhio a questo ritorno al pre 2020 che potrebbe essere deleterio per il Festival.