Pedofilia, la giusta pena

Risale al 6 gennaio scorso la notizia sconvolgente dell’ennesimo abuso su un minore da parte di un anziano che avrebbe dovuto difendere la sua nipotina dai mali di un mondo ormai quasi alla deriva piuttosto che farle conoscere l’inferno. Il pedofilo, un uomo di sessantasei, un giostraio residente a Cercepiccola, avrebbe approfittato della momentanea lontananza dei genitori della bambina per portarla nella sua roulotte e abusare sessualmente di lei. A incastrarlo sono state le manifestazioni post traumatiche della minore che, una volta ritornata nel suo paese originario, ha iniziato a comportarsi in modo strano. I genitori decidono di portarla a colloquio da uno psicologo e solo allora, la bambina inizia ad aprirsi e a confessare l’abuso.

L’uomo è stato subito arrestato dai Carabinieri di Bojano che hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Vasto per violenza sessuale aggravata. Non è raro scoprire casi di pedofilia e sebbene tutto lasci pensare che questo reato sia posto in essere da persone appartenenti ai ceti meno abbienti, non è trascurabile il dato che dimostra una elevata percentuale anche in ambiti sociali più agiati: fra le cosiddette “famiglie per bene”.

Ad oggi si discute sulla giusta pena da infliggere al pedofilo e se sia da considerare importante nella analisi del reato, l’implicazione psicopatologica. Da tempo, infatti, si discute sulla applicazione o meno in Italia, della castrazione chimica, uno strumento che agirebbe eliminando completamente il desiderio proibito del pedofilo grazie ad un mix di farmaci a base di ormoni che andrebbero ad inibire le pulsioni sessuali deviate. Molti italiani non sono d’accordo sull’utilizzo per ragioni puramente etiche ma il dibattito intorno all’argomento non può prescindere da un unico interrogativo: quali mezzi usare per fermare chi distrugge per sempre il mondo incantato di un bambino?

Giselda Cianciola

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