Guerra alla Libia: l’Italia avrà solo da perderci

Da ieri sera la Libia è bombardata da aerei francesi, inglesi e dai missili Usa. Dunque è guerra alla Libia. In tutto la coalizione anti-Gheddafi dovrebbe inglobare una decina di Paesi e sarebbe coordinata da Francia e Inghilterra, con la somma regia degli Stati Uniti d’America. Ambigua la posizione italiana sulla Libia. Il governo Berlusconi infatti ha certamente consentito l’uso delle basi aeree per le spedizioni mentre la ventilità possibilità di partecipare con propri mezzi e uomini, è valida solo in alcune ore mentre in altre diventa “da scartare”. Fino a poche ore prima dell’intervento le forze fedeli a Gheddafi erano all’offensiva finale su Bengasi.

In pratica in meno di dieci giorni, l’esercito regolare libico sarebbe riucito a riprendere il controllo della Cirenaica. In altre parole, militarmente parlando, senza l’intervento di questa coalizione, il destino dei secessionisti sarebbe già stato praticamente scritto: sconfitta. Questo è un fatto, che può piacere o meno, ma resta un fatto. Come è un fatto che nonostante quella che  a tutti gli effetti si profilava come vittoria sul campo di Gheddafi, dal punto di vista politico e internazionale, Gheddafi sarebbe comunque uscito sconfitto e completamente isolato.

Non è intenzione di questo articolo scendere nella cronaca di ciò che sta avvenendo in queste ore. Il nostro vuole essere solo un contributo per capire quali ripercussioni avrà sull’Italia, l’intervento militare contro una parte della Libia.

La solita scusa delle guerre umanitarie

Partiamo dal presupposto che le palesi motivazioni umanitarie che sarebbero alla base dell’intervento militare non sono altro che fumo negli occhi. A conferma di questa tesi basterebbe considerare solo il comportamento dei media occidentali e delle varie Onu, in relazione alla situazione interna in Yemen e Barein. Dove è l’Onu dinanzi al massacro compito solo l’altro ieri nello Yemen? Dove è l’Onu dinanzi alla situazione in Bahrein? In questo microscopico stato un governo, espressione della minoranza sunnita, tiranneggia su una maggioranza sciita. Da settimane va avanti una sanguinosa repressione, ma gli sciiti non hanno santi in paradiso, sopratutto se gli Usa appoggiano geopoliticamente il governo che reprime. Su questo piccolo passaggio i media occidentali hanno dimostrato in queste settimane un’amnesia spaventosa, la stessa che non hanno avuto sulla repressione in Libia, dove, per settimane, è stato dato spazio alle notizie più assurde miscelando fatti reali a bufale spaventose, come quella delle fosse comuni sulla spiaggia. Ma una campagna contro un governo e a sostegno dell’intervento ad ogni costo si costruisce anche in questo modo.

Lo stato libico

Chiarito, sempre secondo il parere di chi scrive, che quella che sta per avvenire non è assolutamente una guerra dovuta a motivi umanitari (solo l’arroganza e l’ipocrisia occidentale potevano creare la categoria “guerra..umanitaria”), prima di capire cosa comporterà questa guerra per l’Italia, cerchiamo di comprendere, brevemente, quale fosse la situazione all’interno dei confini libici prima che si innescasse questo vero e proprio caos. Scordiamoci anzitutto che lo stato libico può essere solo lontanamente paragonato alla concezione occidentale dell’entità “stato”. La Libia è sempre stata una sorta di unione tra aree differenti e tra tribù molto diverse tra loro. Qualsiasi tentativo di comprendere le dinamiche libiche va letto alla luce di questi due elementi. Dal punto di vista economico, grazie al petrolio, la situazione libica era completamente diversa rispetto alla miseria imperante che caratterizza la stragrande maggioranza degli Stati africani. Dal punto di vista internazionale Gheddafi è sempre stato una sorta di pedina impazzita, restia ad ogni regola e ad ogni schema. Una figura in cui folkrore, manie di assolutismo e minacce al vento si sono combinate alla perfezione.

Intervento militare in Libia: i vantaggi di Francia e Inghilterra

Fin dagli inizi di questo complesso groviglio Inghilterra e Francia hanno sempre premuto per un intervento militare diretto. Addirittura ai limite del delirio è subito apparsa la posizione francese con un presidente che ha sempre dato l’impressione di voler intervenire ad ogni costo. Il perchè di questa posizione è palesissimo: approfittare delle tensioni interne di uno stato, per portarlo sotto la propria influenza. A trarre vantaggio da questo intervento sarebbero quindi i grossi cartelli petroliferi di questi due paesi. Dal punto di vista internazionale l’intervento è uno schiaffo immane allo storico e sacrosanto principio per cui uno stato, i suoi affari interni è libero di regolarseli come meglio crede. La carta dell’Onu, tra l’altro, afferma il principio di non ingerenza. Ma su questo non credo ci sia nulla di nuovo: sono decenni che l’Onu dimostra di essere ciò che realmente è: un’assemblea inutile, parassitaria e in mano ai governi e alle lobby più arroganti del mondo.

Intervento in Libia: la posizione italiana

Prima del caos di queste settimane la Libia era uno dei punti di riferimento della politica estera di Silvio Berlusconi. Non parliamo solo del trattato di amicizia tra i due paesi ma anche delle commesse che alcune importanti imprese avevano strappato in Libia, grazie a questo rapporto politico. Come è noto infatti gruppi del calibro di Finmeccanica, Impregilo, Eni, Ansaldo, erano, da tempo, ben inserite nel tessuto economico libico. Parliamo di contratti da centinaia di migliaia di euro, non di briciole. La Libia inoltre era azionista di molte quotate italiane come Unicredit o la stessa Finmeccanica. Insomma, fino a 20 giorni fa, il nostro paese aveva con la Libia un rapporto economico strettissimo che l’Italia era riuscita a costruire, subendo anche l’umiliazione dei vari baciamano rientranti nella tendenza al folklore di Gheddafi e nella necessità da parte del colonnello-giullare, di non “sputtanarsi” davanti al suo stesso popolo dopo 30 anni di propaganda antitaliana.  Baciamani che, sottolineamolo, non devono nascondere una verità oggettiva: l’Italia, attraverso la Libia aveva diversificato l’approviggionamento delle sue fonti energetiche e dato concrete possibilità alle sue aziende, tra i mal di pancia dell’Inghilterra. Intendiamoci in questo rapporto privilegiato con c’era nulla di romantico ma tanto di economico. Si trattava di un rapporto che faceva comodo all’Italia e faceva comodo alla Libia.

Il voltafaccia italiano

Lo scoppio della rivolta in Libia ha messo in luce tutta l’imprepazione politica italiana. Mentre l’imperalismo anglo-francese (protetto dal premio Nobel per la pace Barak Obama) ha compreso che la ribellione in Cirenaica avrebbe offerto spazio per tutelare e fare gli interessi delle varie comapagnie petrolifere, l’Italia in un mese ha cambiato talmente tante posizioni da rivelare l’assenza completa di ogni disegno strategico e geopolitico. Agli inizi della rivolta infatti Frattini (22 febbraio) aveva dichiarato che l’Europa non si sarebbe dovuta intromettere mentre Berlusconi aveva lapidariamente sentenziato che Gheddafi non andava distrurbato poichè impegnato. In quest’ottica l’ambasciata italiana di Tripoli era rimasta aperta mentre quella di Londra e Parigi avevano chiuso. Addirittura Parigi aveva riconosciuto gli insorti, strizzatina d’occhio necessaria per accaparrarsi le risorse del dopo Gheddafi. Con il passare dei giorni però l’Italia aveva iniziato a praticare una umilante dinamica del pendolo o del piede in due scarpe, arrivando ad affermare di essere tenuta al rispetto dei  i suoi obblighi verso la comunità internazionale e a concedere le basi per i bombardamenti su un paese sovrano. Lasciamo perdere, i toni bellicosi di alcuni ministri che addirittura hanno parlato di necessità di intervenire direttamente. Eppure l’Italia la sua possibilità avrebbe potuto averla aggrappandosi all’astensione dell Germania, agendo con prudenza e cercando di rallentare l’azione distruttiva di inglesi e francesi.  Invece nulla, solo la più totale inconsistenza politica e l’incapacità del mondo politico di capire cosa questo conflitto potrebbe provocare. (i camerieri non si fanno domande, non se ne sono mai fatte, siano essi al governo o siano essi all’opposizione).

Guerra italiana alla Libia: una guerra contro l’Italia?

Come hanno affermato i pochi analisti disinteressanti, basta la foto che ritrae Berlusconi alla riunione dedicata alla questione libica, per capire la batosta che l’Italia ha subito in questi giorni. Dobbiamo parlare dei vantaggi che l’Italia avrà dalla decisione di accodarsi, come il peggiore dei camerieri a testa basta bassa, alla campagna contro la Libia? Parliamo meglio degli svantaggi: ridimensionamento delle sue aziende come Eni e Impregilo, fortissima ondata migratoria (che l’Italia si troverà a gestire da sola), ritorno alla completa inconsistenza sullo scenario geopolitico mediterraneo, raffreddamento dei rapporti con la Russia (secondo pilastro su cui si poggiava quell’embrione di politica estera italiana). E per quanto riguarda i vantaggi? Se tutto va bene, l’Italia avrà le briciole di tutto ciò che poteva avere un mese fa, ma in cambio sarà probabilmente in prima linea negli aiuti a tutti i profughi che questa guerra insensata determinerà.

Ma oltre a tutte queste considerazioni, ve ne è una che va al di la di ogni considerazione economica e geopolitica e riveste il terreno della credibilità non nostra ma dei nostri figli. Nel 2009 l’Italia aveva siglato un trattato di amicizia con la Libia che affermava, in alcuni suoi punti:

Rispetto reciproco della «uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti ad essa inerenti compreso, in particolare, il diritto alla libertà ed all’indipendenza politica»; diritto di ciascuna parte a «scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale» (art. 2); impegno a «non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte» (art. 3); astensione da «qualsiasi forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte» (art. 4.1); rassicurazione dell’Italia che «non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia» e viceversa (art. 4.2); l’impegno a dirimere pacificamente le controversie che dovessero sorgere tra i due paesi (art. 5). Ogni commento è superfluo.

Enzo Lecci

10 responses to “Guerra alla Libia: l’Italia avrà solo da perderci

  1. Ottimo articolo… non cambierà le sorti della guerra, ma almeno dà la sensazione che qualcuno, in questo paese, sia ancora sveglio…
    La guerra alla Libia è in realtà una guerra all’Eni; già Enrico Mattei pagò con la pelle l’eccessiva intraprendenza della politica energetica italiana, e i mandanti erano gli stessi di oggi; le “sorelle” petrolifere anglosassoni…

  2. Ottima analisi ed ottimo articolo. Condivido il parere di pierluigi; aggiungo che, come al solito, l’Italia ha tradito un suo alleato e forse — dovesse questa guerra durare ancora per qualche settimana o mutare il suo presunto esito o pioverci addosso (disgraziatissimi abitanti di Lampedusa, che già sono messi in ginocchio da miglija di migranti)due o tre missili — si prepara a tradirne altri. Siamo una nazione di servi sciocchi e tutti i panegirici sull’orgoglio, la fierezza, l’unità d’una nazione coesa ( che poi è una tautologia, poichè se è unita — ma non lo è! — è, ovviamente, coesa), pomposamente proclamati, appena tre/quattro giorni fa da colui che risiede al Quirinale e da altri italici “capi”, altro non sono che sparate di vuota, melensa e insulsa retorica neo-risorgimentale.
    Aveva sacrosanta ragione Clemente Venceslao, principe di Metternich, nell’affermare che <>

  3. Aveva sacrosanta ragione Clemente Venceslao, principe di Metternich, nell’affermare che: L’Italia è un’espressione geografica! 150, punto e a capo!

  4. Ottimo articolo, una sorta di diamante in una marea di falsità e demagogia vomitevole proveniente da destra come da sinistra.
    Italia = nazione di servi sciocchi con il complesso di inferiorità verso le c.d. grandi democrazie occidentali.
    Non ho parole…

  5. Povera Italia: abbiamo un Papa che è schiavo dei cosiddetti Fratelli Maggiori e tutta una classe di infimi politicanti, schiavi dei Liberi Muratori anglofrancostatunitensi.

  6. Anch’io mi unisco alle lodi per l’articolo.
    Tuttavia, nella situazione attuale, cosa l’Italia avrebbe dovuto fare rispetto alla decisione dell’ONU?
    Per tentare di fermare Gheddafi?

  7. mi ha aperto gli occhi questo articolo.Ammetto che alcune cose propio non le sapevo..però,non si poteva lasciare quel pazzo di gheddaffi uccidesse la sua gente che si è ribellata..poi che il fatto dell’intervento armato sia sbagliato o meno,questo è ampiamente discutibile…

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