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Crans-Montana, il coraggio di Stefan il buttafuori eroe morto per salvare ragazzi e ragazze

La storia di Stefan fa il giro dell'Europa intera e commuove tutti: ha salvato decine di ragazzi a Crans-Montana ma purtroppo poi è morto

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Sono passati solo sei giorni dall’incendio che ha sconvolto Crans-Montana, ma il dolore è ancora vivo, tangibile, impossibile da mettere a distanza. In quella notte che doveva essere di festa, il bar Constellation si è trasformato in una trappola di fiamme e fumo, lasciando dietro di sé 40 vittime e una ferita profonda nella coscienza collettiva. In mezzo a questa tragedia, però, emerge con forza una storia che continua a essere raccontata, condivisa, ricordata: quella di Stefan, il buttafuori che non ha avuto paura e che ha scelto di restare.

Stefan il buttafuori eroe che ha commosso l’Europa intera

Secondo le ricostruzioni dei media serbi e le testimonianze dei sopravvissuti, Stefan, serbo di origine ma con cittadinanza svizzera, stava lavorando all’ingresso del locale quando si è accorto che qualcosa non andava. Avvisato dai primi clienti che parlavano di un incendio in corso, non ha esitato. È entrato nel bar, ha spinto fuori diversi ragazzi, molti dei quali adolescenti, li ha trascinati verso l’uscita e messi in salvo. Poi è tornato indietro, nel locale ormai avvolto dalle fiamme, per cercare altre persone. Un gesto istintivo, umano, che non lasciava spazio alla paura. È proprio in quel secondo rientro che Stefan è rimasto intrappolato, pagando con la vita il suo coraggio.

Per ore la famiglia ha sperato in un epilogo diverso. Una speranza fragile ma ostinata, alimentata da un dettaglio che ha tenuto tutti con il fiato sospeso: il suo telefono cellulare risultava ancora raggiungibile anche dopo l’incendio. Un segnale che faceva pensare a un possibile miracolo, alla possibilità che fosse riuscito a salvarsi. Ma col passare del tempo, quella speranza si è trasformata in dolore.

Fondamentali, nel ricostruire gli ultimi istanti di Stefan, sono state le testimonianze di chi è riuscito a fuggire. Una donna francese ha raccontato che non ha esitato nemmeno un secondo a mettersi in pericolo per proteggere gli altri, descrivendolo come un uomo di straordinario altruismo. Parole confermate anche dall’imprenditore serbo Aco Kalajdzic, proprietario di diversi ristoranti a Crans-Montana, che ha riportato quanto riferito da testimoni oculari: Stefan, originario della zona di Valjevo, stava facendo semplicemente il suo lavoro quando ha capito la gravità della situazione. Invece di mettersi in salvo, è entrato nel locale, ha spinto fuori alcuni giovani e poi è tornato dentro. “Si è comportato come un vero eroe”, ha detto Kalajdzic, sintetizzando un sentimento condiviso da molti.

Il bilancio della tragedia rende tutto ancora più drammatico: metà delle 40 vittime erano minorenni. Tra i morti si contano 21 cittadini svizzeri, una cittadina svizzero-francese, 6 italiani, una donna con cittadinanza francese-israeliana-britannica, 7 francesi, una belga, un rumeno, un turco e una portoghese. Un elenco che racconta una tragedia senza confini, che ha colpito famiglie e comunità in tutta Europa.

A sei giorni di distanza, il nome di Stefan continua a circolare come simbolo di un eroismo silenzioso, di quelli che non cercano riconoscimenti ma restano impressi nella memoria collettiva. In una notte segnata dalla paura e dal caos, lui ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. E oggi, mentre Crans-Montana prova lentamente a elaborare il lutto, la sua storia resta una delle poche luci in mezzo a un dolore che fatica ancora a spegnersi.

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