I casi Gregori e Orlandi sono collegati: telefonata anonima apre nuovi scenari

Arriva una telefonata anonima, di un uomo, molto probabilmente un anziano, mandata in onda da Chi l’ha Visto. Un anonimo che sa qualcosa, e vuole dirla, ma allo stesso tempo preferisce tutelarsi non lasciando nè le sue generalità nè un suo recapito per poter essere rintracciato. L’uomo ha dimostrato di essere informato su alcuni punti che riguardano il sequestro delle due ragazzine romane, nell’ormai lontano 1983. Nel corso della telefonata, l’uomo in anonimo ha fatto sapere che i due sequestri, quello di Emanuela Orlandi e quello di Mirella Gregori, sono collegati, o meglio: sono opera della stessa mano. Dopo di che, ha continuato a parlare facendo riferimento a un informatore interno al vaticano per quanto riguarda il sequestro della Orlandi, mentre ha parlato di “esca” all’interno del Vaticano del caso della scomparsa della Gregori.

Ma sebbene lui avesse deciso di rimanere in anonimo, un nome lo fa: afferma che per saperne di più,  è sufficiente rivedersi tutta la storia e soprattutto parlare con… Qui la telefonata si interrompe: il nome che fa l’uomo del telefono non viene mandato in onda.

Quando Mirella Gregori scompare, ben 28 anni fa, è una ragazzina, che uscì di casa dicendo alla madre di andare e incontrare un amico. Questa telefonata arrivata a Chi L’ha Visto, trasmissione condotta da Federica Sciarelli, apre nuovi scenari, rilanciando la “Pista interna”

Sebbene l’uomo misterioso non ha lasciato nè un nome nè un recapito, adesso la telefonata, proveniente da un apparecchio pubblico, è al vaglio dagli inquirenti, che vogliono verificare la possibilità di risalire se non proprio al nome dell’uomo che ha chiamato, almeno al punto di chiamata.
Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela ha affermato che all’epoca del sequestro la presenza di una talpa all’interno del Vaticano emerse in modo chiaro e che suo padre ne parlava spesso, perchè un episodio lo colpì molto. Ha continuato dicendo che il padre fu pienamente consapevole della presenza di una spia in Vaticano nel luglio del 1983. Erano i giorni in cui l’Americano, il famoso telefonista mai identificato, aveva lanciato l’ultimatum per la scarcerazione di Alì Agca. Il giudice Domenico Sica raggiunse gli uffici della Segreteria di Stato in incognito, sulla sua Fiat 500. Aveva deciso un blitz e il tentativo di intercettazione doveva restare segretissimo. La telefonata era prevista tra le 22 e le 23, ma al centralino del Vaticano non chiamava nessuno. Sica si trattenne nel Palazzo Apostolico fin quasi alla mezzanotte. Rinunciò, se ne andò. E, un quarto d’ora dopo, arrivò la beffa: l’Americano telefonò al cardinal Casaroli dicendogli di non fare i furbi, che questi trucchetti non gli piacevano. Evidentemente qualcuno era appostato.

Sm

2 responses to “I casi Gregori e Orlandi sono collegati: telefonata anonima apre nuovi scenari

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