Melania Rea ultime notizie, i pm vogliono ascoltare la figlia

Si brancola nel buio nelle indagini sul delitto di Carmela Melania Rea, 29 enne e madre di una bambina di soli 18 mesi, scomparsa il 18 aprile mentre era in gita con la figlioletta e il marito Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’Esercito Italiano, a Colle San Marco. La donna è stata ritrovata solo due giorni dopo, assassinata da diverse coltellate, nella pieta di Ripe di Civitella, detto anche il bosco delle Casermette, nel Teramano. Al momento l’unica persona informata sui fatti, sebbene non indagata, è il marito della vittima, Salvatore Parolisi. Gli inquirenti stanno cercando di capire chi può aver compiuto un gesto di tale entità e perché, per questo motivo si sta indagando molto sulle relazioni che lo stesso Parolisi aveva sul luogo del lavoro e al di fuori del matrimonio, data la sua storia di due anni con una soldatessa 27 enne, sua ex allieva. Vediamo insieme le ultime notizie.

Come abbiamo detto Melania Rea al momento della sua scomparsa era in gita con il marito e la figlioletta. Gli inquirenti dunque, dopo aver sentito diverse volte Parolisi, stanno pensando di interrogare anche la bambina, che, anche se ha solo un anno e mezzo di vita, potrebbe rivelare qualcosa di molto importante ai fini dell’indagine. Per ora questa però rimane soltanto un’ipotesi, ma carabinieri e magistrati stanno valutando seriamente la possibilità di interrogare Vittoria, la figlioletta di Salvatore Parolisi e Melania Rea.

Infatti gli inquirenti hanno interpellato uno psicologo infantile per capire se una testimonianza di una bambina così piccola potrebbe considerarsi attendibile. L’esperto ha affermato che l’età della bambina, 18 mesi, non dovrebbe essere un impedimento anche se è giusto valutare che un margine di rischio comunque c’è. Naturalmente, vista la tenera età, l’interrogatorio sarà diverso da quelli fatti con gli adulti. La piccola ha diritto ad avere accanto una persona di conoscenza, un familiare, che le dia il necessario sostegno psicologico e affettivo per escludere ogni pericolo di trauma. Naturalmente però, la persona che è a fianco della piccola non deve parlare perché potrebbe suggestionarla. All’interrogatorio deve essere presente anche lo psicologo infantile.

Nella prima parte dell’interrogatorio bisognerà fare conoscenza e, solitamente, per far sì che il bambino in questione riconosca nelle persone che ha di fronte come disponibili e amichevoli si utilizzano giocattoli e disegni. Quando si passa alla fase dell’interrogatorio vero e proprio le domande devono essere “aperte” nel senso che i quesiti non devono in alcun modo suggerire una qualsiasi risposta.

Prima di ogni audizione però lo psicologo infantile deve valutare se il minore è in grado di percepire un evento, se è in grado di capirne il senso, di ricordarlo e di riferirlo.

Sm

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