Referendum 12 e 13 giugno 2011: italiani liberi di votare?

Il referendum del 12 e 13 giugno e la libertà di espressione: gli italiani sono liberi di votare?

Il 12 e 13 giugno, ancora una volta i cittadini italiani sono chiamati alle urne per esprimere la propria opinione su temi scottanti nella nostra attualità.

Andando per ordine, le norme di legge su cui si poggia il referendum riguardano una il ritorno dell’Italia all’energia nucleare, dopo circa 20 anni di inattività, due sulla privatizzazione della gestione della rete idrica (e sulle relative tariffe) sul territorio nazionale, un’altra che consente al presidente del Consiglio e ai ministri di chiedere il rinvio di udienze in tribunale in processi in cui figurano imputati, opponendo impegni istituzionali quali “legittimo impedimento” allo svolgimento delle udienze. Pochi giorni fa, il referendum è stato confermato dalla Corte di Cassazione che è dovuta intervenire a seguito di una modifica normativa voluta dal Governo in un certo senso per ritardare di un anno l’avvio del nuovo piano energetico nucleare. Questi i fatti.

Guardando alla sostanza del referendum in generale, senza ombra di dubbio esso oggi viene comunemente inteso come strumento giuridico di forza, mediante cui il corpo elettorale,  viene consultato direttamente su temi specifici, il più importante mezzo di esercizio della sovranità popolare, sancita all’art. 1 della nostra Costituzione, la più incisiva manifestazione della cosiddetta democrazia diretta.

Si badi bene: con i quesiti referendari si chiede agli elettori di esprimere un proprio parere personale su una delicata questione, senza intermediari e senza possibile influenze.

Ma rapportandoci al contesto socio-politico dei nostri giorni, possiamo veramente dirci liberi di poter esprimere una nostra opinione, in modo particolare su un possibile ritorno all’energia nucleare, che sia scevra da condizionamenti?

In altre parole, se sulla proposta di privatizzazione dell’acqua, la coscienza collettiva è orientata sic et simpliciter verso un netto rifiuto, sulla base della considerazione per cui affidare il servizio idrico a privati significherebbe spogliare tale bene del suo carattere di comunità,  diverso è il discorso che si può fare sull’energia nucleare. Il momento storico in cui ci troviamo non permette certamente di farci godere appieno di quella libertà di opinione,  su cui poggia la consultazione referendaria.

La nostra coscienza sociale e morale è certamente condizionata dai tragici fatti avvenuti in Giappone. E come darci torto! Se recentemente anche la Germania di Angela Merkel ha detto no al nucleare, in alternativa però il governo tedesco ha presentato un piano per lo sviluppo delle energie rinnovabili fino al 2020. In Italia, tutti conoscono la “storiella” degli incentivi statali per il fotovoltaico. Morale della favola: non riusciamo ad adeguarci ai tempi, sul piano delle fonti energetiche (e non solo) e quindi ci “accontentiamo” di usare energie obsolete, su cui le rassicurazioni governative e medico-scientifiche, sostenute da quel “santone” di Veronesi,

in tema di sicurezza appaiono oggi estremamente deboli.

Ma gli elettori che segneranno si alla proposta di abrogazione del piano di ritorno all’energia nucleare lo faranno perchè consapevoli dei contro derivanti dall’utilizzo di questa tipologia di energia o “solo” per il fondato timore di una nuova Chernobyl? Siamo davvero LIBERI di esprimerci?

Alessandra

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