Luca Rosi, la sua morte si poteva evitare: accusa choc di Alessandra Mota

Fa rabbrividire il racconto che Alessandra Mota ha fatto ieri nel corso della trasmissione Pomeriggio Cinque. Lei è la figlia della donna di 54 anni che a Resina, in provincia di Perugia, fu vittima di violenza sessuale durante la rapina nella sua villa. Alessandra senza mezze parole ha accusato il magistrato che si occupò della vicenda di non avere dato troppo peso alla sua testimonianza e a quella della madre e di suo marito. Per lei l’assurdo omicidio di Luca Rosi si poteva evitare e per quel dramma lei e la sua famiglia avvertono il peso del rimorso.

La sera della rapina in casa Mota sua madre era con la sua bimba, il gruppo di romeni dopo lo stupro attesero che rientrassero anche lei e suo marito per ottenere le chiavi di una ipotetica cassaforte. Solo il richiamo di uno dei malviventi aveva evitato conseguenze ancora peggiori, volevano uccidere con la roulette russa suo marito e la pistola che uno di loro stringeva in mano era la stessa che poi avrebbe ucciso il trentottenne Luca Rosi.

La denuncia, le testimonianze e il dna non sono sembrate al magistrato sufficienti per arrestare il gruppo di romeni già individuato. Non ha timore Alessandra a puntare il dito contro la superficialità di chi decise che non c’erano abbastanza prove per arrestare quelle bestie.

La vita di Alessandra e della sua famiglia comprensibilmente non è più la stessa. Hanno messo in vendita la casa e vogliono lasciare Perugia, in cambio non hanno ricevuto nessuna protezione. La paura che quell’incubo possa accadere di nuovo è forte, così come il dolore per una morte che doveva essere evitata. Luca Rosi quella tragica sera reagì e venne ucciso perché era a conoscenza dello stupro avvenuto a Resina e avrebbe fatto di tutto per salvare la sua fidanzata.

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