Giornata mondiale dell’alimentazione: la battaglia contro gli sprechi

Giornata mondiale dell’alimentazione. Secondo un’analisi della Coldiretti, effettuata in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione proclamata dalla Fao, pare che in Italia, ogni persona abbia buttato nel bidone della spazzatura 76 chili di prodotti alimentari nel corso dell’anno. Coldiretti continua sostenendo che: “Il contenimento degli sprechi è forse l’unico aspetto positivo della crisi che ha determinato una maggiore attenzione degli italiani alla spesa, ma anche alla preparazione in cucina e a fare in modo che vengano utilizzati gli avanzi. Restano comunque quasi 5 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno vengono gettate nella spazzatura”.  Tra l’altro, un terzo del cibo prodotto nel mondo, infatti, viene sprecato per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate, delle quali 670 milioni di tonnellate nei paesi industrializzati e 630 milioni di tonnellate in quelli in via di sviluppo. “I decisori politici devono mettere ai vertici della loro agenda la strategicità del cibo e promuovano politiche che a livello globale definiscano una regia di regole per i beni comuni come il cibo, l’acqua e il suolo”, conclude Coldiretti.

Il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, in un suo intervento alla Fao, afferma che: “Bisogna combattere gli sprechi alimentari. C’è bisogno di azioni condivise a livello internazionale, senza tralasciare le piccole realtà, come quella familiare, per dare concreta attuazione a tali principi”.

Al fine di combattere la fame, secondo il ministro De Girolamo, occorre metter in pratica delle politiche concrete, in modo tale da poter consentire l’inclusione sociale, l’aumento della produttività agricola, l’accessibilità ai prodotti e il contrasto agli sprechi.  “Una lotta in cui dobbiamo essere uniti“, aggiunge De Girolamo. Occorrebbe, inoltre,  intervenire  anche al fine di proteggere i terreni agricoli dall’avanzata della cementificazione, tenendo a bada quel fenomeno di impermeabilizzazione che non fa che complicare ulteriormente la situazione dell’autosufficienza alimentare di molti Paesi.

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