I nostri risparmi nelle mani dei partiti: dal finanziamento al “rimborso”

Quando si parla di finanziamento pubblico ai partiti, spesso, si hanno le idee poco chiare. Non tutti sanno che il sistema di rimborso, in Italia, si estende a quattro tipologie: Europee, Politiche, Regionali e Referendum. E che quella parola, rimborso, è di fatto una maschera adoperata dalla legge per eliminare il risultato del referendum del 1993 il quale, pensate, abrogava il finanziamento pubblico ai partiti.

La furbata – Il 1993, sarebbe dovuto essere l’ultimo anno in cui venivano erogati i soldi per il finanziamento pubblico ai partiti della Prima Repubblica. La cifra di tale finanziamento si aggirava intorno agli 82 miliardi di lire (40 milioni di eur0). Nell’aprile del 1993 i Radicali proposero infatti l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti e il 90% degli italiani si disse favorevole. Nel dicembre di quell’anno, però, il Parlamento votò la prima legge sul rimborso elettorale.  L’operazione fu la seguente: moltiplicare il numero degli iscritti al censimento per la cifra di 1.600 lire. Risultato: alle politiche del marzo 1994 i partiti ricevettero circa 46 milioni di euro. Tra il 2001 e il 2002, quel risultato fu moltiplicato ulteriormente. I fattori aggiunti furono le annualità e il numero delle Camere elette. Il 13 maggio 2001 i partiti nel loro complesso incassarono 476,4 milioni di euro. “È da questo momento in poi – spiega Eduardo Di Blasi de Il Fatto – che arriva il sistema rateale: questi 476 milioni vennero infatti versati ai partiti annualmente, a fine luglio: 81 milioni nel 2001, e 98 nei quattro anni a venire. Nel luglio 2002 – sottolinea il giornalista – con legge 156 la Camera si adeguò all’euro: invece di 4 mila lire a elettore, il moltiplicatore diventa “un euro”, che poi andò ancora a moltiplicarsi per il numero delle Camere (2) e per gli anni della legislatura (5). Risultato. I partiti presero più soldi da subito (si passa da 81 a 98) e alle europee del giugno 2004 ricevettero 246 milioni di euro. Sempre a rate”.

Dal 2005 in poi, i partiti possono contare sul cosiddetto “quadruplo” rimborso: Parlamento Europeo, Camera, Senato e Regioni. E nonostante in quest’ultimo anno si è tagliato il rimborso del 10%, le cifre rimangono impressionanti. Secondo Openpolis,  dal 1994 a oggi sono stati “erogati 2,7 miliardi di euro” e al netto delle spese sostenute sono rimasti nelle casse dei partiti “1,9 miliardi di euro”.

La riforma dei rimborsi elettorali è ancora in fase di discussione e la Commissione Affari costituzionali del Senato sta esaminando il disegno di legge di conversione del decreto-legge 149/2013. Tuttavia, i partiti non hanno nulla da temere. Se i finanziamenti pubblici varranno abrogati – e questo, avverrà forse solo dopo il 2017 – c’è chi si prenderà cura di loro. Dal 2012 infatti, i finanziamenti ai partiti da parte dei privati sono aumentati. Dal 2012 al 28 aprile del 2013, per esempio, sono stati erogati da privati 40 milioni di euro: circa 14 per il Pdl, 11 per il Pd, 4,6 per la Lega, 2 per Scelta Civica, 1 per Rivoluzione Civile e gli altri sparsi tra le forze minori. I dati sono contenuti in un documento della Camera ed evidenziano come, loro, riusciranno sempre a rimanere a galla…

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