La storia del carabiniere Ram morto prima della cattura di Messina Denaro
La vera storia del carabiniere Filippo Salvi Ram morto prima della cattura di Matteo Messina Denaro
Oltre 4 milioni di spettatori per la serie L’invisibile e milioni di persone che hanno conosciuto maggiori dettagli di quello che è successo nei mesi, negli anni che ci sono voluti per arrivare alla cattura di Matteo Messina Denaro. E storie come quelle di Ram, che sono rimaste nell’ombra forse, che hanno distrutto famiglie e fatto soffrire persone che amavano chi ha perso la vita per un ideale, per il proprio paese, per il proprio lavoro. C’è chi tradisce, chi disonora, ma c’è anche chi sacrifica tutto per la squadra, per l’obiettivo. Proprio come ha fatto il maresciallo Filippo Salvi, nome in codice Ram.
La sua non è una storia romanzata, anche se non tutto è andato in modo esatto come è stato raccontato nella serie con Lino Guanciale. Il personaggio, interpretato dal giovane Leo Gassmann trova radici nella vera storia di Filippo Salvi Ram, tragicamente morto anni prima della cattura di Matteo Messina Denaro. E la sua vera storia, non è molto diversa da quella che è stata raccontata nella mini serie rai.
Come è morto davvero Ram, il carabiniere che lavorava per la cattura di Messina Denaro
Era il 12 luglio 2007 quando Salvi, in servizio presso il Raggruppamento Operativo Speciale di Palermo, stava installando una micro-telecamera sul Monte Catalfano. L’obiettivo era monitorare alcuni soggetti ritenuti vicini alla rete di protezione di Messina Denaro, già allora uno dei criminali più ricercati d’Italia. Un’operazione silenziosa, tecnica, rischiosa. Una di quelle attività che non finiscono sui giornali, ma che richiedono sangue freddo, preparazione e coraggio.
Durante l’installazione dell’apparecchiatura, Filippo scivolò. La caduta in una scarpata non gli lasciò scampo. Aveva solo 32 anni. Morì lavorando. Morì inseguendo un’ombra. Come avrete capito dunque, le cose diverse rispetto alla serie sono solo alcune. Ram non era un ventenne come viene rappresentato ne L’invisibile ma aveva già esperienza. Inoltre non morì cadendo da una pala eolica ma da una scarpata. Non cambia ovviamente molto al senso del sacrificio e dell’amore per il suo lavoro. Ha fatto quello che doveva fare, quello che pensava fosse giusto e ha perso la vita.
Molti anni dopo, in seguito al clamoroso arresto del boss mafioso, il comandante del primo reparto investigativo del ROS, Lucio Arcidiacono, l’uomo che per primo ha avvicinato il super latitante, ha voluto dedicare pubblicamente il risultato proprio a lui: «Dedico questo successo al nostro maresciallo».
In una intervista al Corriere, Arcidiacono lo ribadisce con voce ferma: «Nel 2007 io ero alla sezione Anticrimine del ROS di Catania. Salvi non era tra i miei collaboratori diretti, ma i ragazzi lo pensano sempre. Morì lavorando proprio a questa attività investigativa. Ricordarlo era il minimo. Era doveroso».
Parole semplici, che raccontano meglio di qualsiasi discorso ufficiale cosa significhi appartenere a certi reparti: una famiglia che non dimentica. A differenza di quanto raccontato nella serie dunque, Ram era morto anni prima rispetto al momento in cui Messina Denaro è stato catturato ma la sua squadra non lo ha mai dimenticato.
Chi era Ram, il carabiniere Filippo Salvi
Filippo Salvi si era arruolato a soli 22 anni, dopo il diploma da ragioniere informatico all’istituto Belotti di Bergamo. Una scelta di vita netta, senza esitazioni. Il suo nome operativo era Ram. Lo conoscevano in pochi: il parroco, la tata Rita, il maresciallo dei carabinieri di Zogno. Alla madre lo disse appena tre giorni prima di partire per la missione. Lavorò anche con il capitano Ultimo e alla cattura di Provenzano.

In Sicilia si era trasferito dalla sua Val Brembana solo per catturare “i cattivi” ma lì voleva tornare. Dalla sua amata famiglia, nella sua amata terra.