Paolo Campolo uno degli eroi di Crans-Montana chiede giustizia per le vittime
Nello studio di Verissimo Paolo Campolo racconta della drammatica notte della tragedia al Crans-Montana
Una puntata molto emozionante quella di Verissimo di oggi, anche per Silvia Toffanin è stato impossibile trattenere le lacrime. “Voglio parlare a nome di tutti quelli che oggi non possono farlo”. È con questa frase che Paolo Campolo ha scelto di raccontare pubblicamente la notte del rogo di Capodanno a Crans-Montana, intervenendo nel salotto televisivo di Verissimo. Un racconto lucido e doloroso, fatto non per cercare visibilità, ma per dare voce a chi non è riuscito a salvarsi e a chi porta ancora addosso le ferite di quella tragedia.
Paolo Campolo il racconto a Verissimo
La serata doveva essere una festa come tante, fino alla telefonata disperata della figlia della compagna, in lacrime dopo aver raggiunto il fidanzato nel locale Le Costellation. Un boato improvviso, poi il caos. Quando Paolo Campolo è arrivato sul posto si è trovato davanti i primi corpi all’esterno, mentre all’interno il fumo rendeva quasi impossibile respirare. Le fiamme si erano spente in fretta, probabilmente per la mancanza di ossigeno, ma il pericolo era tutt’altro che finito: persone a terra, calpestate nella confusione, trascinate fuori una a una in una corsa contro il tempo.
“Non ho visto fiamme, quel fuoco si è spento in pochi minuti forse per mancanza di ossigeno. Siamo entrati dentro e abbiamo trovato subito persone per terra che abbiamo anche calpestato. Abbiamo iniziato a tirarle fuori. C’era un fumo spessissimo” ha raccontato l’uomo in tv.
Fisicamente Paolo Campolo oggi sta bene, ma le conseguenze psicologiche restano profonde. Sta affrontando un percorso post traumatico e, con grande franchezza, ha espresso dubbi sulla gestione dei soccorsi di quella notte. Molti ragazzi, ha raccontato, sono rimasti per ore all’esterno, al gelo e con pochissimo ossigeno, senza coperte, barelle o ripari adeguati. Parole dure, mitigate però dal ringraziamento ai pompieri volontari e ai soccorritori presenti: persone non preparate a una tragedia di quelle dimensioni, ma che hanno agito con coraggio, facendo tutto ciò che era possibile.
Accanto a lui, in quei momenti, anche il figlio, membro della Protezione Civile, il cui supporto è stato fondamentale. Ma il pensiero finale di Paolo Campolo va soprattutto alle famiglie delle vittime della strage di Crans-Montana: un sostegno che, sottolinea, non deve limitarsi all’immediato, ma continuare nel tempo. La speranza è che la verità emerga fino in fondo. “Credo nella giustizia – ha concluso – e vogliamo capire cosa è successo davvero”. Una richiesta semplice, ma necessaria, perché solo dalla verità può nascere una reale responsabilità.