Buste paga: mille euro in più all’anno per chi è sotto i 25 mila

Parola di Renzi. Ma tra due mesi. I beneficiari di questa normativa saranno circa 10 milioni di lavoratori dipendenti e assimilati, leggi ex “Cococo”, che galleggiano entro la soglia dei 25 mila euro di reddito, più o meno 1500 mensili.

I più stretti collaboratori economici del premier hanno inoltre assicurato che l’obiettivo è ancora più ambizioso. Ovvero aggiungere allo sgravio annunciato ieri i 20 euro di mini sconto fiscale, la famosa pizza, regalata a partire da aprile dal governo Letta con l’ultima legge di stabilità. I benefici tuttavia non saranno uguali per tutti. La fetta più grossa dei 10 miliardi su base annua, si concentreranno come detto fino a 25 mila euro. Poi, come anticipato dallo stesso Renzi, ci sarà un “decalage” fino a quota 30.000, dove è ipotizzabile che lo sgravio non superi la quarantina di euro mensili. Si prevedono sconti fiscali concentrati soprattutto nella fascia più bassa, quella compresa tra gli 8.000 (al di sotto non si paga Irpef) e i 15 mila euro, due milioni e seicentomila lavoratori, per i quali il bonus in busta paga potrebbe avvicinarsi ai 150 euro mensili. Circa la metà avranno i 3 milioni e 273 mila compresi tra 15 e 20 mila e meno ancora i 5 milioni e seicento che si avvicinano a quota 30 mila. In tutto 10 milioni di contribuenti.

“Vi potrei dire che le tasse le tagliamo dal primo maggio – ha affermato Renzi – perché dire il primo aprile sembrava un pesce d’aprile. Però vi dico la verità: Non ja famo”. Eppure lui aveva promesso che il taglio sarebbe partito ad aprile… “Volevo farlo, ma sono stato respinto con perdite. Non ci sono i tempi tecnici, bisogna modificare le buste paga. Sono 20 anni che si annuncia di abbassare le tasse, uno le abbassa e fateci pure le pulci…”

Astuzia – “Mille euro in più all’anno in busta paga per 10 milioni di lavoratori sono un annuncio a effetto – scrive Wanda Marra de Il Fatto -, una promessa mirabolante. E anche una misura evidentemente portatrice di voti e di consensi. E cosa cambia dal primo aprile al primo maggio? Che il 25 maggio ci sono le europee, il primo vero test elettorale del premier-segretario. Che si gioca tutto: se va bene, è ossigeno per il governo e per il suo futuro. Se no, è l’inizio della fine”.

Insomma, #lasvoltabuona per i lavoratori arriverà solo a maggio, una tecnica per accaparrarsi i voti? Una promessa mantenuta seppur con qualche mese di ritardo? Lo scopriremo presto. Nel frattempo Matteo Renzi si gode l’approvazione del suo (e del Cavaliere) Italicum e gioca un’altra carta piuttosto interessante: nel caso dei lavoratori dipendenti l’attuale aliquota del 33% scenderebbe al 20 per i primi 7700 di retribuzione. Per un salario medio, hanno calcolato i tecnici, il cuneo fiscale si ridurrebbe di 4-5 punti. Naturalmente anche in questo caso il vantaggio sarebbe proporzionalmente maggiore per i salari più bassi e diminuirebbe con l’aumentare della retribuzione.

Possibile che per raggiungere i suoi obbiettivi e sfamare la sua ambizione Matteo Renzi faccia davvero qualcosa di utile per gli italiani in difficoltà?

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