Contributo solidarietà calciatori: Calderoli minaccia provvedimenti

Tempi duri per l’Italia ma questo lo sapevamo già è anche da molto tempo. La manovra finanziaria 2011 salverà il nostro paese? Questo ancora non lo sappiamo ma pare che tutti debbano dare una mano. E così anche ai calciatori è stato chiesto quello che viene definito contributo di solidarietà. Loro però non ci stanno e protestano minacciando di non scendere in campo. Non ci sta neppure il ministro Calderoli che non accetta i motivi del malcontento dei calciatori. E così minaccia di prendere dei provvedimento che vadano ben oltre il contributo di solidarietà. In questo modo potranno lamentarsi con ragione! Ma di cosa stiamo parlando e perchè i calciatori minacciano di non scendere in campo?

Contributo solidarietà calciatori – Il contributo di solidarietà anche da parte dei calciatori: giusto o sbagliato? Con la manovra-bis si è deciso che chi guadagna più di 90mila euro lordi debba pagare un 5 % per questo contributo mentre sale poi al 10% per chi ne guadagna più di 150 mila euro, si parla al lordo e in un anno. Si capisce subito che sicuramente i giocatori che giocano in serie a e in serie b superano e anche di molto questa cifra.

I calciatori non ci stanno e minacciano di scioperare. Non accettano queste condizioni i calciatori che mettono in discussione l’inizio del campionato. Peccato che almeno per questo aspetto forse il provvedimento preso mette d’accordo un pò tutti isto che chiedere un contributo di solidarietà a chi non guadagna neppure 1000 euro al mese era un tantino esagerato. Così arriva la risposta di Calderoli.

Calderoli e la casta dei calciatori viziati. Secondo il ministro leghista i calciatori stanno esagerando. Le loro proteste non hanno nessun senso in questo momento difficile. E trova subito la soluzione: “Se dovessero continuare a minacciare scioperi o ritorsione proporrò che come ai politici anche ai calciatori venga raddoppiata l’aliquota del contributo di solidarietà”.

L’opinione del fiscalista Victor Uckmar.

Ecco cosa pensa l’esperto in proposito: “Se si trattasse di un tributo autonomo non sarebbe coperto dal contratto stipulato tra calciatore è società. Se, invece, si trattasse di un’aggiunta di aliquota all’Irpef, saremmo nel regime dell’Irpef”. Cosa succederebbe in questo caso? Continua Uckmar: ” Se succedesse questo l’onere graverebbe sul club.” La sua proposta: “In questo contesto generale, sarebbe un segnale positivo se i calciatori contribuissero a prescindere, visti gli ingaggi che percepiscono”.

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