Quarto Grado, lo sfogo della famiglia di Raffaele Sollecito

Finito il processo che ha visto protagonisti Amanda Knox e Raffaele Sollecito per le famiglie è tempo di tornare alla vita normale. I due ragazzi sono stati assolti e dichiarati innocenti: la gioia dei loro parenti è sicuramente infinita. Nella puntata di Quarto Grado andata in onda ieri sera tra gli ospiti in studio c’è stato anche il papà di Raffaele Sollecito che ha provato a raccontare quello che in questi giorni sta succedendo a suo figlio. Ci tiene subito a precisare che Raffaele preferisce restare in  casa non perchè non voglia parlare con i giornalisti o farsi vedere ma perchè 4 anni in carcere sono tanti e la prima cosa da fare è quella di ritrovare se stesso, poi tutto il resto viene dopo.

Il papò di Raffaele in questi lunghi 4 anni ogni settimana si recava nel carcere che ospitava suo figlio per vedere come stava. Racconta infatti che la sua più grande paura era quella che il ragazzo perdesse ogni speranza e soprattutto la lucidità. 1400 giorni in carcere possono davvero devastare la mente umana e un ragazzo giovane come Raffaele avrebbe potuto perdersi ma invece non lo ha fatto. Ha continuato a studiare e ha preso la laurea e ha fatto i progetti per il futuro, quei progetti che gli hanno permesso di sognare e continuare a sperare.

In questa storia la famiglia di Sollecito descritta un pò da tutti come una famiglia strana, potente, diversa non solo per 4 anni ha perso un figlio ma ha avuto anche altri problemi. Ad esempio la sorella di Raffaele, un ufficiale dei Carabinieri, ha perso il suo lavoro. Anche il papà del ragazzo ha avuto diversi problemi. Gli zii invece sono stati vicinissimi alla famiglia, in particolare una zia che ha fatto di tutto per trovare le prove dell’innocenza di suo nipote dando anche una grossa mano agli avvocati.

Alla fine questa brutta storia è finita. Quando Salvo Sottile nella puntata di ieri di Quarto Grado chiede al padre di Sollecito come mai in Italia c’è però molta gente che non crede in questa innocenza risponde che potrebbero cambiare idea solo in un modo: leggendo gli atti del processo, solo così non avrebbero più dubbi.

Un pensiero va comunque alla famiglia di Meredith Kercher: è giusto che anche loro abbiano la possibilità si sapere chi l’ha uccisa. Ma la verità va cercata altrove.

 

Seguici anche su Instagram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.