La difesa dei Ciontoli al processo Vannini: sentenza già scritta, sa di vendetta

Continua a Roma il processo d’Appello bis per l’omicidio di Marco Vannini. Si tiene oggi, 23 settembre 2020 l’ultima udienza. La parola alla difesa della famiglia Ciontoli. In aula a parlare sono gli avvocati della famiglia che iniziano col dire che questa sentenza è stata già scritta, come se i processi si fossero svolti nei salotti televisivi e non nelle giuste sedi. Dalle loro parole si evince che i Ciontoli, pur avendo una colpa, potrebbero pagare per quello che non hanno fatto. Antonio Ciontoli deve essere accusato di omicidio colposo, viene ribadito dai suoi legali, e non di un omicidio volontario che mai avrebbe voluto commettere. Le parole del legale Miroli, hanno fatto indignare alcuni familiari di Marco Vannini che, come si legge sul sito delle Iene, che stanno seguendo il caso con i loro inviati in aula, avrebbero deciso di allontanarsi per non continuare ad ascoltare quello che si sta dicendo. In aula presenti anche mamma Marina e papà Valerio . Anche Marina si è allontanata per qualche minuti dall’aula nell’ascoltare le parole degli avvocati dei Ciontoli.

Presiede la Seconda Corte d’Appello il presidente Giancarlo Garofalo. Il 30 settembre la sentenza.

PROCESSO MARCO VANNINI ULTIMA UDIENZA: LA PAROLA ALLA DIFESA

Le parole dell’avvocato Andrea Miroli, le riprendiamo dal sito di Terzo Binario che sin dal primo giorno di questo processo, segue con attenzione il caso:

“Il rischio e la sensazione che la sentenza sia già stata scritta. Che i fatti rappresentino un dramma per i Vannini è indiscutibile, ma anche per i Ciontoli sarebbe tremendo vedersi privati della libertà. Il ruolo della Parte Civile è il risarcimento non vanno accontentati per vendetta, ma Ciontoli deve essere condannato per quanto ha fatto come richiede la giustizia. I media hanno cavalcato l’emotività e il dolo eventuale sarebbe un abominio. Per Antonio Ciontoli va riconosciuto l’omicidio colposo, i familiari non avevano consapevolezza dell’accaduto e la vicenda in sé.”

E ancora:

“La Cassazione ha preso un abbaglio rispetto al primo Appello: se avesse lasciato Marco al Pit Ciontoli andandosene avrebbe aderito all’evento-morte invece non è stato così. “

Secondo la difesa di Ciontoli, nessuno aveva immaginato la gravità della situazione:

“Dovete calarvi nei panni di Antonio Ciontoli quella sera del 17 e 18 maggio 2015, che credeva come la ferita fosse nel braccio di Marco e così gli altri familiari. Quindi non c’è adesione all’evento-morte e questo il processo l’ha dimostrato. Il comportamento è dipeso dal sapere che la pallottola era nel braccio.”

A proposito dell’ondata mediatica di questa vicenda, Miroli ribadisce:

“Sono perplesso circa la presenza degli infermieri nei salotti televisivi. Il fine di Ciontoli era quello di non far sapere che era stato esploso un colpo di pistola. Agli altri mostra di essere in grado di gestire la situazione ma nei fatti non lo è come dimostra il fatto che si nasconde per telefonare al 118 (come confermato dai familiari) e per aver raccontato del pettine. “

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