Zona rossa, zona arancione, zona gialla: i 21 indicatori per decidere la collocazione

Da quando il Governo ha deciso di dividere il nostro paese in macro aree che vengono identificate con un colore, ci si chiede sempre più spesso, quali siano gli indicatori che ne decretano “il colore”. Più volte è stato detto che gli indicatori sono diversi e che non è solo il numero delle persone contagiate a fare la differenza, come non è neppure il numero dei posti occupati in ospedale. Per decidere se una data regione farà parte della zona rossa, della zona arancione o della zona gialla, ci sono ben 21 indicatori che permettono ai tecnici, che ricevono i dati da ogni singola regione, di poter prendere la decisione finale.

Dati e indicatori che vengono monitorati giornalmente e anche per questo, come detto più volte, le zone rosse e le zone arancioni in particolare, vengono monitorate con più attenzione con una variabile in merito alla collocazione che può cambiare ogni 15 giorni.

E’ chiaro che questo succede anche per le zone gialle: se ci dovesse essere un peggioramento delle situazioni e se gli indicatori analizzati dovessero far capire che si sta andando verso una curva disastrosa, allora i provvedimenti potrebbero essere immediati. La differenza è che nelle regioni già partite in zona rossa, ci sono delle “lacune di base” nel senso che, ci sono difficoltàè nel tracciamento, ad esempio, cose che non possono cambiare in pochi giorni ma sulle quali si doveva lavorare nei mesi estivi, ed evidentemente, non lo si è fatto, viste le decisioni prese dal ministero della Salute.

21 INDICATORI PER CAPIRE IN CHE ZONA DEVE RIENTRARE UNA REGIONE

Come si può evincere da questi indicatori, un’altra cosa fondamentale da tenere in considerazione è anche la rapidità con cui si effettuano i tamponi e con cui quindi si tracciano anche i possibili contatti che potrebbero essere positivi. Se i tempi di attesa sono anche di 10 giorni per un tampone, è chiaro che non si può pensare di essere considerati una regione da zona gialla. Inoltre, per tutta l’estate, sono state fatte delle richieste ben precise da parte del Governo a tutte le regioni che avrebbero dovuto garantire posti letto, strutture, personale sanitario. Eppure, da quello che risulta, regioni come ad esempio la Calabria, in cui ancora molti si chiedono perchè sia stato necessario essere etichettati come zona rossa, milioni di euro dati, non sono stati spesi per provvedere a tutte le richieste fatte in questi mesi.

Ma vediamo nel dettaglio quelli che sono i 21 indicatori che permettono di decidere dal ministro Speranza, come “catalogare” una singola regione.

Il monitoraggio prevede tre macro aree. La prima riguarda gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio:

1 – Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

2 – Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

3 – Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

4 – Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

5 –  Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie

6 – Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata

Indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti:

7 – Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese.

8 – Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi.

9 – Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale).

10 – Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracìng.

11 – Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.

12 – Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati.

Indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari:

13 – Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni.

14 – Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione).

15 – Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella Covid-net per settimana 

16 – Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata Covid-19 per giorno.

17 – Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito).

18 – Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note.

19 – Numero di accessi al PS con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici
riconducibili a Covid-19 (opzionale).

20 – Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti Covid-19.

21 –  Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19.

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